Barbara Bonomi Romagnoli | 2016 ottobre
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Il rapporto Unfpa. Come stanno e cosa sognano le bambine di 10 anni

Dieci anni, dieci bambine, dieci storie. Perché il nostro futuro dipende proprio dalle bambine di questa età: è da questo assunto che prende avvio il nuovo rapporto Unfpa (Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione) sullo stato di salute della popolazione mondiale. Le stime demografiche ci dicono che il numero di bambini e bambine che hanno compiuto 10 anni ha raggiunto i 125 milioni, di cui poco più di 60 milioni sono femmine e 65 sono maschi. È uno dei gruppi di popolazione più numerosi della storia dell’umanità. E sono loro i protagonisti della cosiddetta «generazione degli obiettivi sostenibili» prefissati dalle Nazioni Unite: eliminazione della povertà; salute e benessere per tutti; istruzione di qualità, parità di genere e riduzione delle disuguaglianze; lotta ai cambiamenti climatici; soprattutto, pace e giustizia.

Racconto l’amicizia tra i banchi di scuola nei miei estremi anni ‘80

Nel tempo dei social network di lettere, cartoline e bigliettini vari se ne scrivono pochi, ed è un vero peccato. Per fortuna sovviene la letteratura e l’ultimo romanzo di Grazia Verasani, Lettera a Dina (Giunti, 2016) è una lunga missiva rivolta ad un’amica adolescenziale che si è persa per la via, come spesso accade: una storia a ritroso con incursioni veloci nel presente della protagonista, un andamento da noir per ricostruire la probabile morte dell’amica amata e odiata al contempo, perché «se incontri presto sulla tua strada qualcuno che ti chiede tutto, impari che quel tutto non ha regole e non ha rispetto, che quel tutto forse è l’amore».

Lavoro, legge 194, autodeterminazione. Ripartire dalle origini della violenza. I movimenti verso la Giornata Internazionale

Il punto resta sempre lo stesso, da anni, decenni oramai. A corrente alternata l’opinione pubblica si indigna e si commuove per un femminicidio, uno stupro, una violenza reiterata e al contempo è ferma alla stessa lettura di quel che accade: la donna in questione se l’è cercata, aveva comportamenti compiacenti, mentre lui è stato colto da una folle sregolatezza magari per gelosia. L’attenzione mediatica, tendenzialmente morbosa e spettacolarizzante, punta i riflettori sulla “violenza” ma senza uscire, se non in rare eccezioni, dallo stereotipo del vittimismo che sembra essere una delle condizioni sine qua non che madre natura abbia concesso alle femmine. E se provassimo a vedere le cose da un altro punto di vista?

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