Barbara Bonomi Romagnoli | All’arrembaggio della nave truffa – Le frodi sull’olio di oliva
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All’arrembaggio della nave truffa – Le frodi sull’olio di oliva

«Scusi, lei è vergine?». Questa la bizzarra domanda alla quale risposero diversi interlocutori [tra i quali il ministro alle politiche agricole, Gianni Alemanno] durante una puntata della trasmissione di Report [programma di Rai 3 a cura di Milena Gabanelli] nel marzo 2002. Carta pubblicò nell’almanacco monografico sull’alimentazione [numero 22/02] alcuni stralci della trasmissione, interamente dedicata alle frodi sull’olio extravergine d’oliva.

Molti telespettatori e lettori furono messi al corrente della grande truffa, a scapito della qualità dell’olio che portiamo in tavola, che è sotto gli occhi di tutti, soprattutto di chi dovrebbe controllare o verificare, ad esempio, quello che accade nelle navi cisterna che transitano nei porti. In quelle navi, l’olio di semi diventa magicamente extravergine d’oliva attraverso una semplice falsificazione della documentazione di accompagnamento della merce.
Tra gli ospiti di quella puntata, che ha avuto un seguito anche nelle edizioni successive della trasmissione, c’era Luigi Veronelli, giornalista enogastronomico ben noto ai nostri lettori. Per non far cadere l’attenzione sulla vicenda, che è solo la punta di un iceberg, Veronelli ha lanciato la proposta di una manifestazione nazionale il 2 febbraio a Monopoli [Bari]. Servirà a sensibilizzare nuovamente l’opinione pubblica sul mancato controllo alle multinazionali che possiedono queste navi cisterna.
La Puglia, nei cui porti maggiormente transitano queste navi, è tra le quattro regioni meridionali dove si concentra l’80 per cento della produzione italiana d’olio d’oliva. Spiega Veronelli: «Abbiamo deciso di promuovere l’iniziativa a Monopoli perchè lì è bloccata da anni una nave cisterna, sulla quale vorremmo salire con un gesto simbolico. Forse è la stessa nave, di cui si parlava a Report nel 2002, partita dalla Turchia, carica di olio di nocciola [180 lire al litro, sui mercati d’oriente], diventato sulla carta olio extravergine. Un giovane finanziere, forse non ancora istruito, e che probabilmente ha passato dei guai, ha prelevato, all’arrivo della cisterna, un campione di quell’olio e ha scoperto la verità: olio di nocciola. La nave venne sequestrata a Brindisi. Il giudice disse che non si poteva fare nulla. Merito anche della legge sulle rogatorie internazionali voluta da Berlusconi».
«Abbiamo pensato di organizzare un sit-in alle dieci del mattino e delle azioni di disobbedienza civile al porto di Monopoli», dice Sara dell’associazione Assudd, che promuove tra l’altro il turismo responsabile in Puglia, «Il pomeriggio invece ci sarà una conferenza-dibattito su ‘Dominio planetario e agricoltura responsabile. Il caso emblematico dell’olio d’oliva’, dove oltre a Luigi Veronelli interverranno rappresentanti dell’olivicoltura pugliese. Abbiamo aderito con entusiasmo perchè pensiamo sia necessario radicare temi generali nel territorio». Oltre ai ragazzi di Assudd, ci saranno anche quelli del centro sociale Coppola Rossa, il comitato Lamandia, il Parco agrario degli ulivi e diverse cooperative e associazioni. Ma l’invito è stato esteso anche ai ragazzi del Leoncavallo [dove mesi fa è stato organizzato «Terra e libertà/Critical wine»].
Roberto Scopo sta creando una rete di produttori che aderiscano a chiare regole di certificazione della qualità [raccolta a mano delle olive e estrazione dell’olio dalla sola polpa entro quattro ore]. Non esita a puntare il dito anche contro l’informazione: «Lo scorso anno è stato eclatante il caso dei maggiori quotidiani italiani. La Repubblica titolava ‘Olio. Anno da ricordare’ e il Corriere della sera ‘ L’annata nera dell’olio d’oliva’. Il paradosso è che entrambi i titoli potevano essere plausibili perchè dai dati riportati non si capisce granchè. Sarebbe importante, per esempio, tracciare un criterio geografico delle produzioni oleari che può garantire sull’origine e, di conseguenza, sulla qualità. Mentre adesso il mercato è controllato da pochi marchi [imbottigliatori, non produttori] liberi di acquistare l’olio in tutto il mondo, senza l’obbligo di alcuna dichiarazione perchè non c’è l’obbligo della tracciabilità».

Antonio Onorati, presidente del centro internazionale Crocevia, parte da un dato positivo per la produzione olearia italiana: «Negli ultimi dieci anni, la produzione olearia è la sola in crescita nell’intera agricoltura italiana. È aumentato il numero delle aziende produttrici, circa un milione e duecento, e la superficie coltivata è arrivata a oltre un milione di ettari». Tuttavia, questo è un settore molto complesso e diversificato, oltre che ricco in termini strettamente monetari.

Spiega ancora Onorati: «Gli olivicoltori italiani ricevono finanziamenti comunitari che oscillano tra i 2500 euro [la media per le aziende più piccole] e i 350 mila euro che in media percepiscono le grandi aziende. Questa è una prima questione ambigua, invece andrebbero ripartite le quote comunitarie per evitare che si arrivi alle grandi produzioni industriali che sono la vera anima della truffa e della cattiva qualità dell’olio distribuito. È evidente che l’anello debole della catena produttiva sta nelle industrie che si occupano dello stoccaggio [dopo che l’olio è passato in quelle di trasformazione], al quale devono per forza rivolgersi anche i piccoli produttori che non riescono a unirsi in consorzi. Bastano poche regole e chiari meccanismi di controllo per fermare una produzione industriale che, per sua natura, punta al profitto e per questo ha lavorazioni spesso ‘ritoccate’. L’approvvigionamento territoriale sarebbe un bel passo avanti: le olive liguri si lavorano in Liguria e via dicendo. Anche per capire che lavorare l’olio con cura ripaga, che io sappia non esistono grosse quantità di olio di buona qualità invenduto. Naturalmente, questo si traduce in un lavoro radicato nel territorio, con piante antiche, ben adattate al terreno e ben custodite».
La Puglia, terra di ulivi secolari, ha già risposto all’appello, ora tocca alle altre regioni e a chiunque pensa che un’alimentazione sana sia un diritto per tutti.


pubblicato su Carta, www.carta.org

Barbara Bonomi Romagnoli
barb.bbr@gmail.com
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