Barbara Bonomi Romagnoli | Barbara Bonomi Romagnoli
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Speciale Covid 19 – Intervista a Leila Victoria Methnani, Angelica Di Pietro e Giovanna Mola

Roma 27 aprile 2020

“Quando il mio WhatsApp è stato invaso dall’ennesimo audio-catena dell’amico dell’amica della zia del vicino del medico dell’ospedale X che mi invitava a fare indigestione di vitamina C contro il coronavirus, ho subito capito che qualcosa anche tra i miei contatti non andava, ed ho intuito che le fake news presto sarebbero state le mie nuove colleghe di lavoro”: Leila Victoria Methnani ha 24 anni ed è neolaureata in Comunicazione scientifica biomedica all’Università La Sapienza di Roma.

Con Angelica Di Pietro, collega in Comunicazione scientifica biomedica, e Giovanna Mola laureata in Biotecnologie Genomiche, all’indomani del titolo preso hanno provato ad affacciarsi al mondo del lavoro e si sono trovate dinanzi il Covid-19.

Tacciano le madri, ascoltiamo le figlie

Cominciare dalla fine, senza svelare la trama, per andare a leggere “la loro storia”: cinque donne, qualche uomo, un’isola su cui si ritrovano tutte, una voce narrante che infine recita “lei sa di cosa ho bisogno. Sa che per esistere, per avere la giusta consapevolezza di te, devi possedere una storia che ti precede (e che ti continua, ha detto una volta), perciò non ho mai dovuta pregarla. È stata lei a spiegarmi da dove vengo e perché e a raccontarmi della repubblica delle madri”.

È qui, nella storia che ognuna di noi ricostruisce, che risiede, almeno così mi è parso, il senso profondo dell’ultimo romanzo di Maria Rosa Cutrufelli, L’isola delle madri [Mondadori, 2020].

Speciale Covid 19 – Intervista a Francesco Cocco

Roma, 15 aprile 2020

All’indomani delle prime rivolte nelle carceri italiane, Francesco Cocco ha iniziato a Modena a fotografare il tempo del Covid19. Dal 10 marzo fotografa nei presidi ospedalieri dove gli è stato dato il permesso dalla Ausl, nelle tende davanti ai pronto soccorso dove si effettuano i pre triage, muovendosi fra Sassuolo, Vignola, Mirandola e Pavullo.

Avvicinandosi con prudenza in questi ultimi giorni al cuore, alla terapia intensiva, perché, anche se ci si arriva dopo “è un avanposto fondamentale dove – racconta Cocco – non ho visto solo anziani, sfatiamo questa idea, ma anche dei giovani”.

La violenza al tempo del virus

Lei esce sul balcone e si mette a suonare il flauto, quello che si usa alle scuole medie per iniziare ad avvicinarsi alla musica, lui inizia a urlarle contro da dentro casa, poi le si avvicina violento e inizia a strattonarla. Non sappiamo se lui sia il marito, il compagno, un anziano di casa. La sostanza non cambia.

Le donne e il lavoro

Il più grande nemico di una donna? La mancanza di tempo per se stessa. Non ha dubbi la giornalista e scrittrice Brigid Schulte, autrice di Overwhelmed: Work, Love and Play When No One Has the Time che in italiano potrebbe suonare più o meno così: Travolta: lavoro, amore e gioco quando non se ne ha il tempo. È una sensazione frustrante che va molto oltre il desiderio della stanza tutta per sé auspicata da Virginia Woolf, perché dentro e fuori qualunque “stanza” qualsiasi donna continua a essere sopraffatta e schiacciata da quell’insieme di lavoro produttivo, riproduttivo e di cura che, ancora oggi, nel 2019, traccia il discrimine netto fra lo status esistenziale e politico dell’essere maschio o femmina – quest’ultima, non necessariamente biologica e non necessariamente con prole, resta una femmina agli occhi della società e tali restano le aspettative su di lei.

Un algoritmo per combattere la violenza maschile sulle donne

I dati Istat sono già rimbalzati ovunque e parlano chiaro. Vale la pena di ripeterne alcuni a scanso di equivoci: il 31,5 % delle 16-70enni (6 milioni 788mila donne) ha subito nel corso della sua vita una qualche forma di violenza, dalle discriminazioni alle molestie, fino ai femminicidi passando per altre possibili violenze economiche e sociali, ma solo il 12.3% di loro sceglie di denunciare. Perché hanno paura e si sentono profondamente sole ma anche perché non sempre sanno come muoversi, da dove iniziare a cercare aiuto e una via di uscita. Fra i tanti progetti che, per fortuna, si sono attivati negli ultimi anni per dare risposte concrete c’è anche “Il vocabolario della violenza. Il web attivo, strumento per la prevenzione e il contrasto dei femminicidi”, ideato da Lorella Muzi e in fase di realizzazione con il contributo di Casa Internazionale delle Donne di Roma, l’associazione CO2 e con i docenti Fiorenza Deriu e Roberto Navigli dei Dipartimenti di Scienze Statistiche e di Informatica della Sapienza Università di Roma.

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