Barbara Bonomi Romagnoli | Barbara Bonomi Romagnoli
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La città delle donne – Manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne (1)

Nessun palco e nessun testimonial: sabato 24 novembre saremo in tante, tutte protagoniste. E’ una scelta politica per ribadire, se ce ne fosse ancora bisogno, che il movimento delle donne non ha bisogno di «cappelli», benedizioni o simili per scendere in piazza e riprendere parola pubblicamente. Infatti è bastato un tam tam tra collettivi, associazioni e centri antiviolenza per tessere una rete che man mano si è ampliata, portando dentro differenze e complessità che hanno arricchito un percorso che è certamente difficile ma possibile.

Con la mafia le donne abusate due volte – Cosenza, centri antiviolenza

Son passati quasi vent’anni dall’omicidio di stampo mafioso di Roberta Lanzino, studentessa cosentina diciannovenne violentata ed uccisa nel luglio del 1988 a Torremezzo di Falconara Albanese, nella zona del Tirreno cosentino.
Il suo nome viene oggi ricordato con il lavoro quotidiano del centro antiviolenza di Cosenza “Roberta Lanzino” che è attivo dall’88 con una casa di prima accoglienza e una casa rifugio.

Sabato tutte in piazza da protagoniste 24 novembre 2007 – manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne

A scorrere le adesioni verrebbe voglia di chiamarle ad una ad una. Tutte le associazioni, i centri, i collettivi e i gruppi di donne e le singole che disegnano la geografia del complesso movimento che arriverà a Roma il 24 novembre, per la manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne. Sono tante le storie che non conosciamo e che restano spesso nell’ombra, nonostante producano saperi e pratiche e riescano laddove spesso la politica istituzionale non arriva o non vuole entrare.

Madre piccola, voce migrante – intervista a Cristina Ali Farah

“Barni mia, io voglio che mio figlio nasca qui, terra mia madre di cui conosco risvolti della memoria, segreti della parola.” Così Domenica Axad dice all’amata cugina Barni, che ha finalmente ritrovato dopo un lungo e doloroso distacco. Le due donne sono cresciute a Mogadiscio, la guerra civile e altre vicende le hanno separate e poi si sono rincontrare a Roma.

Violenza sulle donne: chiamala col suo nome, si dice ginocidio – Un libro e un dossier

I dati non mancano, ufficiali e non, solo che sono schiacciati tra una generale indifferenza, la massima spettacolarizzazione – come sta accadendo nell’ennesimo caso di una giovane donna trovata morta – o restano alla mercè della cronaca nera. L’unico fatto che non cambia è la violenza contro le donne, che è sistematica ed endemica alla società che abitiamo, trasversale a ogni ceto, colore e lingua. Un fatto assolutamente evidente, eppure non c’è verso di farlo diventare qualcosa che turbi davvero dal profondo le coscienze, le smuova e le sproni a cambiare radicalmente l’andazzo.

Nunzia e le altre, donne d’onore crescono all’ombra di San Luca – Intervista a Ombretta Ingrascì

Un saggio che intreccia analisi e testimonianze, per cercare di capire il ruolo dell’altra metà del cielo nella complessità del sistema mafioso. È Donne d’onore. Storie di mafia al femminile (Bruno Mondadori, pp. 224, euro 18) di Ombretta Ingrascì, siciliana di origine, ricercatrice da anni su queste tematiche e attiva in programmi di educazione alla legalità nelle scuole medie inferiori e superiori. Ingrascì è convinta che queste attività siano fondamentali per assumere «una prospettiva che ponga in evidenza l’importanza non solo della repressione ma anche e soprattutto della prevenzione» e per riflettere anche sul nodo della «normalità», su cosa significa nascere e crescere in una famiglia di mafia, cogliendo non solo i fattori criminali ma anche quelli socio-culturali.

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