Barbara Bonomi Romagnoli | Barbara Bonomi Romagnoli
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Crescere in campagna segna ancora il destino delle ragazze?

Adeguarsi al male è possibile. Anche considerare naturale qualcosa che non lo è, come la violenza per mano di familiari o loro amici: Barbara Buoso, autrice de L’ordine innaturale delle cose (Baldini&Castoldi, 2014), descrive con dolorosa lucidità e con parole poetiche che non possono lasciare indifferenti, la quotidianità di una famiglia in cui è “normale” che si studi il minimo per fare da conto e poi si vada dritti a lavorare in fabbrica o nei campi o che si accetti che i maschi abbiano diritto ad una modesta felicità, seppur non scelta, ma comunque preclusa alle donne. Ancor più è naturale, per un presunto istinto animale, che si abusi dei corpi femminili, anche delle bambine. La protagonista del romanzo, Caterina, purtroppo è nata femmina:

«e non ci poteva fare niente, se non lasciar fare quello che veniva fatto a tutte le femmine del suo mondo che, forse, poteva farla sentire meno in debito con tutti. A sua cugina Maria Pia toccava sempre tenere le gambe aperte quando un maschio voleva sfogarsi, a volte capitava anche quando Caterina era a letto con loro che si infilasse qualcuno, tirasse giù la camicia da notte e le mutandine di Maria Pia e iniziasse a respirarle male contro».

Il prezzo per sopravvivere – Intervista a Sara Loffredi

Di professione fa la editor per Giuffrè editore, occupandosi di testi di diritto, per passione scrive. Sara Loffredi, 36 anni, è al suo primo romanzo, appena uscito per Rizzoli dal titolo La felicità sta in un altro posto. È una scrittura che prende corpo con la voce narrante della protagonista, Caterina in arte Mimì, una ragazza orfana scampata al terremoto di inizio secolo scorso fra Sicilia e Calabria. Dalla vita in convento, dove si appassiona nell’imparare a suonare il pianoforte, ad un bordello dei primi del Novecento, per sopravvivere alla perdita materiale di tutto e allo sconforto emotivo per essere sola al mondo. Poi l’amore per una donna sembra restituirle tutto quello che non ha avuto dalla vita, è felice fino a che l’altra non sceglie la strada più facile, un matrimonio d’interesse, in un tempo che non è ancora capace di accogliere a pieno titolo due donne innamorate. Caterina si dispera ma non si dà per vinta, la sua bravura con il pianoforte le permetterà di cambiare nuovamente vita e il romanzo procede con un crescendo narrativo dal ritmo musicale.

Dal 3 aprile nelle librerie

 "Meglio guardare, lasciarsi stupire, farsi colpire dal disordine, dalla contraddittorietà, dallo spezzatinoculturale che alimenta le parole e gli atti delle donne raccontate da Barbara Bonomi Romagnoli con affettuosa partecipazione e pochi giudizi. Perché quel disordine, quello spezzatino forse parla di una sopravvivenza-resistenza come controcanto all'epoca minacciata dal pensiero unico – ammesso che ancora si possa parlare di pensiero". dalla prefazione di Lidia Campagnano, giornalista e scrittrice I femminismi spesso non fanno notizia, nell’informazione mainstream di certe cose non si parla, o lo si fa poco e male. Anche nei media indipendenti continua...

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La doppia vita della storica – Intervista a Emma Baeri

La prima cosa che colpisce, prendendo in mano il volume Dividua. Femminismo e cittadinanza  è un dettaglio: il doppio cognome, Baeri Parisi. Indipendentemente dalla mancata legge in Italia sul cognome materno, Emma Baeri Parisi già da tempo li usa entrambi: è la volontà di una femminista che desidera ricordare i cognomi delle sue bisnonne, delle nonne, della madre e delle figlie, come recita la dedica. Ad accompagnarla in questa scelta anche due giovani donne, Elena Caruso Raciti e Antonia Cosentino Leone che hanno letto – e commentato – per prime il testo. Il libro, infatti, raccoglie interventi, saggi e riflessioni che Baeri ha svolto negli ultimi decenni su diversi temi, uno su tutti la piena cittadinanza delle donne, che sia finalmente compiuta. Il suo intento nasce dalla pratica femminista, vissuta a più riprese, e dalle sue ricerche come in-segnante universitaria [Emma quando parla fa una pausa e fa il gesto del mettere un segno, da qui in-segnante, nel parlato e nello scritto], sperimentando anche nella didattica un nuovo modo di stare al mondo per donne e uomini, a partire da un nuovo modo per nominarsi e rappresentarsi. È anche la testimonianza – preziosa – di un dialogo fra donne di generazioni differenti e il desiderio tenace di produrre memoria, di lasciare impronte visibili, soprattutto condivisibili.

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