Barbara Bonomi Romagnoli | Bambine che partoriscono bambine
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Bambine che partoriscono bambine

Ogni giorno, 20.000 ragazze sotto i 18 anni partoriscono nei Paesi in via di sviluppo. Nove nascite su 10 avvengono all’interno di un matrimonio o di un’unione stabile, nonostante si tratti di minorenni. Le giovani sotto i 15 anni che diventano madri sono 2 milioni del totale annuo di 7,3 milioni di mamme adolescenti; se non si interviene seriamente, il numero di nascite da ragazze sotto i 15 anni potrebbe salire a 3 milioni l’anno nel 2030.

È quanto emerge dal Rapporto 2013 sullo Stato della popolazione nel mondo, presentato oggi a Roma, in contemporanea mondiale, e realizzato dall’Unfpa, Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione in collaborazione con Aidos [Associazione donne per lo sviluppo] che cura l’edizione italiana. Il focus dell’edizione di quest’anno è l’impatto che le gravidanze precoci (e i matrimoni spesso forzati per le minorenni) hanno sulla salute, sull’istruzione, sulla produttività, ma soprattutto sulla vita delle giovani donne.

A sfogliare pagine di dati e grafici, quello che colpisce di più sono le testimonianze raccolte dall’Unfpa, ne riportiamo alcune.

«Avevo 16 anni e non avevo mai perso un giorno di scuola. Studiare mi piaceva così tanto. Preferivo di gran lunga passare il tempo sui libri che guardare la tv! Sognavo di andare al college, trovare un buon lavoro e portare via i miei genitori dalla squallida baracca in cui abitavamo. Poi, un giorno, mi hanno detto che dovevo lasciare tutto: i miei genitori mi avevano scambiato con la fidanzata promessa a mio fratello maggiore. Ho supplicato mia madre, ma mio padre aveva già deciso.

La mia sola speranza era che mio marito mi permettesse di finire gli studi. Invece, quando sono rimasta incinta non avevo ancora compiuto 17 anni. Da allora non ho quasi mai avuto il permesso di mettere il naso fuori di casa. Tutti escono per fare spese o per andare al cinema o alle funzioni del quartiere, ma io no. A volte, quando sono sola in casa, mi metto a rileggere i vecchi libri di scuola, abbraccio la mia bambina e piango. È una bimba adorabile, ma sono arrabbiati con me perché non ho fatto un maschio.

Piano piano però le cose stanno cambiando. Mi auguro che, quando mia figlia sarà grande, le usanze come l’atta-satta e i matrimoni infantili saranno spariti del tutto. Spero che riesca a completare la sua istruzione e a sposarsi solo quando sarà lei a deciderlo».

Komal, 18 anni, India

 

«Sono stata consegnata a mio marito quand’ero piccola. Ero talmente piccola che non ricordo nemmeno quando è accaduto. È stato lui a crescermi».

Kanas, 18 anni, Etiopia

 

«… Facevo il primo anno delle superiori, quando è successo. Una sera sono andata a prendere l’acqua… Lui mi ha preso… mi ha violentato. Ero terrorizzata, ma avevo solo 15 anni: non mi è neanche venuto in mente che avrei potuto restare incinta. L’ho capito dopo».

Léocadie, 16 anni, Burundi

 

«La verità è che la gente ti giudica, gli esseri umani sono fatti così. Sentire che anche dopo tutti i tuoi sforzi e i risultati che hai ottenuto… dopo tutto quello che hai passato per superare quegli ostacoli, per diventare una persona migliore… la gente sa essere davvero spietata, perché alla fine quello che si ricordano è sempre: “ah, sì, quella ha avuto un figlio quando aveva 15 anni».

Tonette, 31 anni, incinta a 15, Giamaica

 

Ovunque, sono più esposte alle gravidanze precoci le giovani povere, poco istruite e provenienti da zone rurali, quelle appartenenti a minoranze etniche, gruppi emarginati o che hanno un accesso limitato o nullo alla salute sessuale e riproduttiva. Circa 70.000 adolescenti nei Paesi in via di sviluppo muoiono ogni anno per cause collegate alla gravidanza e al parto.

Siamo nel 2013? Sì, eppure si muore ancora di parto in troppi luoghi del mondo.

Non solo, il problema delle maternità a rischio fra adolescenti non riguarda solo i Paesi in via di sviluppo. Anche in Occidente ci sono cifre rilevanti. L’entità complessiva è minore ma i fattori determinanti sono analoghi:

scarsa educazione sessuale, poca consapevolezza del proprio corpo, culture maschiliste che non mettono le più giovani in condizioni di scegliere sul loro corpo e sulla loro vita, anche quando hanno maggiori opportunità economiche e casi numerosi di violenze e abusi sessuali.

Delle 680.000 nascite da madri adolescenti nei Paesi sviluppati, la metà sono negli Stati Uniti dove, secondo i Centers for Disease Control and Prevention (Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie), nel 2011 si sono registrate 329.772 nascite da madri di età compresa tra i 15 e i 19 anni.

In Italia non abbiamo dati specifici sul fenomeno di madri adolescenti, ma abbiamo quelli sulle interruzioni di gravidanza secondo cui il 4% riguarda giovani minorenni.

«Non è un dato del tutto irrilevante se consideriamo l’altissimo tasso di medici obiettori di coscienza che nelle strutture pubbliche non fanno le interruzioni di gravidanza – spiega Daniela Colombo, presidente Aidos – molte adolescenti fanno da sole, si procurano pillole varie e sono aumentati gli aborti clandestini. Il problema nel nostro paese è più serio di quanto si creda, perché non c’è educazione sessuale nelle scuole, le giovani generazioni non frequentano i consultori perché spesso non sanno della loro esistenza, non usano i contraccettivi e stanno aumentando i casi di infezioni trasmesse per via sessuale, come la clamidia per gli uomini che incide sulla fertilità».

Come sottolineato dal rapporto Unfpa, le gravidanze precoci riflettono maggiormente l’impotenza, la povertà e la pressione subita da partner, famiglie e comunità, ma sono anche causa e conseguenza della violazioni dei diritti umani fondamentali delle donne e dello squilibrio generale nel rapporto fra i sessi.

Per questo, qualunque azione si voglia intraprendere per arrestare il fenomeno, è necessario farlo in un’ottica di cambiamento delle relazioni di genere.

«Da quando circa 30 anni fa abbiamo aperto il primo centro di salute per le donne in Argentina – conclude Colombo – come Aidos abbiamo sempre, in qualunque nostro consultorio, dedicato tempo e spazio per le più giovani. Andiamo nelle scuole, a parlare nei luoghi di aggregazione giovanile, insistendo sul fatto che sono le relazioni di genere a dover essere trasformate radicalmente».

Con il sostegno di Unfpa, il Nicaragua ha, per esempio, adottato un “approccio gender-transformative” per prevenire le violenze sessuali e le gravidanze con l’iniziativa Que Tuani No Ser Machista, che ha spinto i ragazzi di età compresa tra i 10 e i 15 anni di 43 comunità locali a riflettere su che cosa significhi essere macho e perché, incoraggiandoli a mettere in discussione gli stereotipi di genere. Fra gli esercizi, anche quello di descrivere i propri sentimenti, pratica certamente inusuale e poco “maschile”. Si calcola che alla prima fase (2009-2010) abbiano partecipato circa 3000 adolescenti e alla seconda (2010-2011) fino a 20mila.

Il Rapporto afferma chiaramente che «gli/le adolescenti plasmeranno il presente e il futuro dell’umanità. A seconda delle opportunità e delle possibilità di scelta in questo periodo della loro vita, potranno entrare nell’età adulta come cittadini e cittadine autonomi e attivi, oppure restare ignorati, inascoltati e soffocati dalla povertà».

Alcuni governi e comunità sono stati in grado di ridurre il fenomeno attraverso azioni rivolte a conseguire altri obiettivi, comunque collegati, come tenere le figlie a scuola il più a lungo possibile, prevenire l’infezione da HIV, porre fine per legge ai matrimoni precoci, costruire capitale umano femminile, lavorare all’empowerment delle ragazze perché prendano decisioni di vita e sostengano i loro diritti umani fondamentali.

Tuttavia, è il monito del Rapporto: «esporre, indagare e denunciare le violazioni dei diritti riproduttivi non darà grandi risultati se gli/le adolescenti non sono in grado di accedervi o non sanno nemmeno che esistono. Sviluppare un sistema di responsabilità che sia efficace e capace di reagire positivamente, e renderlo accessibile a tutti, è quindi di importanza cruciale. Raccogliere e analizzare dati disaggregati per età e per reddito riguardo alle gravidanze in età adolescenziale può garantire che le leggi e le politiche affrontino nel modo più adeguato le necessità e le esigenze inevase di servizi per tutta la popolazione, e in particolare per le adolescenti emarginate. Particolarmente scarsi sono i dati che riguardano le ragazze di 10- 14 anni, eppure queste cifre sono particolarmente importanti perché possono contribuire a comprendere meglio le esigenze specifiche di questo gruppo trascurato, le loro vulnerabilità e le difficoltà che devono superare».

Affinché «l’infanzia non sia mai devastata dalla maternità», è necessario uno sforzo maggiore e unitario, conclude l’Unfpa, per garantire a tutte le donne un passaggio sicuro, sano e felice dall’adolescenza all’età adulta.

La salute e la felicità devono essere diritti per tutti; la maternità, vale la pena ricordarlo all’Italia che attacca la 194, deve essere una scelta della singola donna.


pubblicato su Corriere della Sera/27ora

Barbara Bonomi Romagnoli
barb.bbr@gmail.com
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