Barbara Bonomi Romagnoli | move
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Un muro di gomma – Risposta all’intervista rilasciata da Luisa Muraro al Corriere della Sera il 7 dicembre 2014.

Tornare a casa entusiasta e piena di senso per il futuro, dopo tre giorni di Convegno nazionale dal titolo “Archivi dei sentimenti e culture femministe dagli anni Settanta a oggi” , e leggere le dichiarazioni di Luisa Muraro è come andare a sbattere contro un muro di gomma. E davvero non se ne può più.

Per questo mi associo con passione alle parole dette da Luisa Pronzato e Elena Tebano.
Essere femministe significa prima di tutto voler cambiare, insieme, un mondo che non ci piace, da decenni. Molto è stato fatto dalle donne arrivate prima di me, nata nel 1974, e molto altro lo stanno facendo le mie coetanee e quelle più giovani. Solo che non si sa, lo si racconta poco o male, e soprattutto c’è molta resistenza da parte di molte delle donne che hanno fatto le lotte degli anni Settanta a voler riconoscere autorevolezza, posizionamento politico e spazi di visibilità a chi è venuta dopo di loro. Il risultato di questo mancato riconoscimento è sotto gli occhi di tutte: si afferma sempre più una mentalità puramente emancipazionistica e per niente liberatoria, spesso moralista e fintamente non sessista, con giovani donne e giovani uomini che non percepiscono quanto si stia tornando indietro sul piano delle conquiste e dei diritti che, sappiamo bene, non sono acquisiti per sempre.
Dire che le donne delle nuove generazioni «danno lustro a una baracca che sta crollando. Manca in loro una vera volontà di affermarsi se non come puntelli, riflessi, eterne seconde, manca un protagonismo di qualità”, per usare le parole di Muraro e di chi condivide il suo stesso sguardo, lo trovo offensivo, arrogante e superbo, ed è curioso che una delle “madri” della differenza non distingua fra donne e faccia di tutta l’erba un fascio. Senza il minimo sforzo per andare a vedere cosa succede nella realtà, fuori dal salotto delle illuminate.

Paestum 2013: le età del femminismo

Femminile Plurale [Fp] è un luogo virtuale, un blog nel quale trovare spunti e riflessioni su questioni di genere, di storia delle donne, di femminismo. Le donne che lo curano, tutte trentenni, sono anche tra le firmatarie della lettera di invito di Paestum 2013, scritta con altre giovani femministe, che propone come tema la libertà nelle condizioni concrete di vita, oggi segnata della precarietà, per rimettere al centro della politica le relazioni e le persone: «Il femminismo, oggi come ieri, è una lotta di libertà, un desiderio di rivoluzione.
Paestum 2013 nasce quindi da un’urgenza, l’urgenza di incontrarsi, proporre alternative, l’urgenza di trovare una strada che ci permetta di essere libere… Libere davvero. Libertà è poter essere, poter scegliere, poter desiderare. È una pulsione naturale, un bisogno palpabile, una lotta irrinunciabile. Voglia di libertà è quello sguardo sul mondo che rivendica un diverso stato delle cose».

25 novembre: Scioperiamo. Per fermare la Cultura della violenza – Adesioni all’appello

Per aderire mandare mail con nome e città a scioperodonne2013@gmail.com

Lo sciopero si articolerà  su tre azioni congiunte e/o separate (l’una non esclude le altre).
1.       Lenzuola e/o pezzi di stoffa rossi esposti dai balconi e/o
dalle finestre
2.       15 minuti di silenzio, in piedi, interrompendo qualunque
attività di lavoro si stia svolgendo
3.       Manifestazioni territoriali di piazza organizzate localmente
(con eventuale corteo)

[qui il testo dell’appello http://www.barbararomagnoli.info/scioperiamo-per-fermare-la-cultura-della-violenza/]

Qui le adesioni in continuo aggiornamento

Monica Lanfranco, giornalista femminista, formatrice sui temi della differenza di genere, direttrice di “Marea”; Vanna Palumbo, giornalista, Roma; Marilù Mastrogiovanni, giornalista, direttrice “Il Tacco d’Italia”, Lecce; Piera Cavini; Maria Grazia Del Bene; Corina Guart; Barbara Pedron, giornalista “Intimità”; Laura Barsottini; Tiziana Bartolini, giornalista, direttrice “Noi Donne”, Roma; Liana Borghi; Silvia Acquistapace; Luisa Laurelli, comitato garanzia “Casa internazionale delle donne” di Roma, redattrice “Turboarte”; Loredana Lipperini, giornalista, scrittrice, autrice e conduttrice radiofonica; Stefania Incagnoli; Daniele Barbieri, Imola;

Scioperiamo. Per fermare la Cultura della violenza

Alla presidente della Camera, Laura Boldrini
Alla segretaria della Confederazione Generale del Lavoro, Susanna Camusso
Alla vice-ministra del Lavoro e Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità, Maria Cecilia Guerra
A tutte le donne delle istituzioni, delle arti e dei mestieri
A tutte noi

Pensavamo che l’uccisione di Fabiana, bruciata viva dal fidanzato sedicenne, esprimesse un punto di non ritorno. Invece no. L’insulto che è stato rivolto alla ministra Cécile Kyenge – da un’altra donna – dice molto più di quanto non vogliamo ammettere. E di fronte ad una violenza verbale simile, non ci sono scuse o giustificazioni che tengano. Noi non siamo mai state silenziose, abbiamo sempre denunciato questi fatti, le violenze fisiche e quelle verbali. Ma non basta.

Lettera dal carcere di Rebibbia

A giugno del 2012 Giulia Marziale, trentacinquenne abruzzese residente a Perugia, è stata arrestata insieme ad altri nell’ambito dell’inchiesta sul terrorismo internazionale portato avanti da presunte cellule anarchiche italiane, greche e spagnole.
Un’operazione condotta dai Ros e dal generale Ganzer, condannato in primo grado a 14 anni di prigione, 65mila euro di multa e interdizione perpetua dai pubblici uffici per traffico internazionale di droga. Evidentemente l’interdizione non è stata eseguita e, in attesa del processo d’appello e prima di andare in pensione, Ganzer ha chiuso la carriera con dieci arresti e ventiquattro denunce di presunti affiliati alla Federazione Anarchica Informale.

Committee on the Elimination of Discrimination against Women

Il governo italiano sotto esame dal Comitato Cedaw delle Nazioni Unite

Qui si trova il Rapporto Ombra sui diritti delle donne in Italia 2011

http://www.zeroviolenzadonne.it/index.php?option=com_content&view=article&id=17333:sintesi-rapporto-ombra-e-raccomandazioni-cedaw-2011&catid=187&Itemid=0

Siamo arrivate da pochi giorni a New York e già stiamo rifacendo le valigie per tornare in Italia, riabbracciare i nostri cari e rimetterci a lavorare. Non siamo state delle buone turiste per la grande mela, ma sicuramente la nostra presenza come piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW ” è un elemento di avanzamento per i diritti delle donne in Italia. Ma che cosa è la CEDAW? È un trattato, uno dei principali delle Nazioni unite, del 1979, sottoscritto da quasi tutti i Paesi del mondo, per assicurare l’applicazione e il pieno godimento dei diritti delle donne. L’Italia ha ratificato la Convenzione per l’Eliminazione di ogni discriminazione contro le donne nel 1985.

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