Barbara Bonomi Romagnoli | queer
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Un mondo più giusto in una tazzina di caffè.

L’illuminazione è sempre inattesa e quando arriva cambia la vita. A Paola Donadoni, 44 anni, è successo mentre andava controvoglia a fare un colloquio di lavoro per un posto che non sentiva suo, lontanissimo dai suoi studi: un’azienda cercava venditori porta a porta di macchine per caffé e lei si chiedeva: «Che senso ha che io, con la mia laurea in lettere, la mia specializzazione in Archivistica alla scuola Vaticana, il mio dottorato in storia, anni di lavoro super specializzato vada a questo colloquio?» Anche la risposta arrivava da sé: «Forse la curiosità di vedere un mondo che non ho mai neanche sfiorato o forse la frustrazione dei mesi passati a cercare uno straccio di lavoro “qualificato”».
Mentre si incamminava, ecco che le appare davanti l’illuminazione: c’è almeno una cosa a cui nessun italiano, neanche travolto dalla crisi, rinuncerà mai: una calda, fumante, profumata, rassicurante tazzina di caffè.

Scuola, cancellazione di genere

«Le donne sono cancellate dai programmi. È scandaloso che nelle Indicazioni nazionali del 2010 e nel bando dell’ultimo concorso a cattedre il programma di Italiano comprenda una sola scrittrice su trentacinque, quello di Filosofia nessuna filosofa. Ma non è solo una questione di numeri, né è nostra intenzione far partire un “totonomi” delle grandi scrittrici cancellate. Il canone scolastico è anch’esso un prodotto storico culturale e dovrebbe essere analizzato e criticato in quanto tale. Se i programmi scolastici cancellano le donne come si possono impostare programmazioni che formino cittadine e cittadini forti e consapevoli, nel rispetto gli uni delle altre? Si potrebbe rispondere: c’è la libertà di insegnamento. Certo. E sono molte le insegnanti e gli insegnanti che insegnano i programmi in una prospettiva di genere. Ma davvero, per una questione di così grande importanza, ci si può accontentare della buona volontà di una minoranza?

Iacona: violenza alle donne, questione politica

Riccardo Iacona non ha bisogno di presentazioni, è un giornalista conosciuto per il suo impegno civile e ammette con franchezza: “la notorietà sta giocando a mio favore”. Infatti, sul suo ultimo libro Se questi sono gli uomini. Italia 2012 La strage delle donne (2012, Chiarelettere) si sono accesi riflettori che mai si erano posati su altre e altri che da anni denunciano la stessa storia. Ovvero donne ammazzate in quanto donne, in una sola parola: femminicidio. Iacona ha scritto un libro puntuale, preciso, che non scade nel dettaglio morboso. Ricostruisce le storie, cerca i fili rossi che uniscono i diversi omicidi, intervista familiari e vicini di casa, entra nelle case perché è in questi luoghi che la violenza si manifesta con maggiore frequenza. Una violenza, vale la pena ripeterlo, che ha molti volti, perché prima di arrivare alla morte ci sono vessazioni e pressioni psicologiche, spintoni e urla.

Don’t – Non diventare una di quelle che…

Potete essere: bella e/o intelligente e/o simpatica e/o con tutti i numeri al posto giusto. Eppure non trovate uno straccio di uomo che voglia portarvi a letto e/o continuare a farlo. Perché? Ve lo spiegano Margherita Napoli, psicoterapeuta (www.arpesonline.it); Fabrizio Quattrini, sessuologo (www.iissweb.it); Francesca Tripo­di, psicologa (www.sessuologiaclinicaroma.it).

13 febbraio e dintorni…fino all’8 marzo

Il 13 febbraio sono scesa in piazza per curiosità e non per convinzione. Non mi piaceva l’appello e mi è dispiaciuto il modo in cui da più parti si è liquidato il dibattito scaturito subito fra chi aderiva e chi no, uno scambio d’idee secondo me interessante e ricco di stimoli, sorto anche in luoghi non sospetti come può essere un quotidiano come il Corriere o nei bus che attraversano la città, animato da donne di diversa età e provenienza.

Questo otto marzo – Giornata internazionale della donna

Spero che sia un otto marzo senza mimose quest’anno, senza mimose retoriche color giallo artefatto. Spero che sia un otto marzo che piova, così che tutti aprano i loro ombrellini rossi, perché cadere nelle pozzanghere del perbenismo è sempre più facile ed è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno. Spero che sia un otto marzo senza discorsi di ministre e faccendiere, senza alleanze fondate sulla presunta femminilità e improbabile sorellanza. Spero sia un giorno in cui ricominciare a dirsi femministe senza timore di essere prese per matte, tanto lo siamo...

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