Barbara Bonomi Romagnoli | deep
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La nostra Nig, la nostra schiava

«Nessuno l’avrebbe presa. Era nera, nessuno l’avrebbe amata. Sarebbe dovuta tornare e restare più che mai alla mercé della padrona». E non una padrona qualunque, ma una donna «altezzosa, turbolenta, lunatica e severa. In parole povere, una scorbutica in tutto e per tutto» che riversa sulla piccola Alfrado, detta Frado, e soprannominata Nig – diminutivo di nigger – una violenza inaudita e feroce per anni e anni, per niente smussata dalla finzione letteraria … la quale altro non è che la vicenda autobiografica di Harriet E. Wilson. Nata nel 1825 in...

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Rossana Rossanda e il giornalismo militante

20 settembre 2020

In ricordo di Rossana Rossanda, ripubblico qui di seguito un testo contenuto nel volume “Scritture di Frontiera – Tra giornalismo e letteratura” a cura di Clotilde Barbarulli, Liana Borghi e Annarita Taronna, 2007, edito da Università degli Studi di Bari in collaborazione con Sil Società italiana delle letterate

In questo lavoro ho inteso tracciare gli aspetti più importanti della figura di Rossana Rossanda con un breve accenno a «Il Manifesto», giornale quotidiano di cui lei è stata cofondatrice. Del lavoro di Rossanda ho messo in risalto un aspetto particolare, ossia il suo essere giornalista ‘militante’, dove per giornalismo ‘militante’ o ‘impegnato’ − che è per definizione una scrittura di frontiera − si intende l’uso della scrittura come scelta politica e strumento per trasformare il mondo.

Speciale Covid 19 – Intervista a Leila Victoria Methnani, Angelica Di Pietro e Giovanna Mola

Roma 27 aprile 2020

“Quando il mio WhatsApp è stato invaso dall’ennesimo audio-catena dell’amico dell’amica della zia del vicino del medico dell’ospedale X che mi invitava a fare indigestione di vitamina C contro il coronavirus, ho subito capito che qualcosa anche tra i miei contatti non andava, ed ho intuito che le fake news presto sarebbero state le mie nuove colleghe di lavoro”: Leila Victoria Methnani ha 24 anni ed è neolaureata in Comunicazione scientifica biomedica all’Università La Sapienza di Roma.

Con Angelica Di Pietro, collega in Comunicazione scientifica biomedica, e Giovanna Mola laureata in Biotecnologie Genomiche, all’indomani del titolo preso hanno provato ad affacciarsi al mondo del lavoro e si sono trovate dinanzi il Covid-19.

Tacciano le madri, ascoltiamo le figlie

Cominciare dalla fine, senza svelare la trama, per andare a leggere “la loro storia”: cinque donne, qualche uomo, un’isola su cui si ritrovano tutte, una voce narrante che infine recita “lei sa di cosa ho bisogno. Sa che per esistere, per avere la giusta consapevolezza di te, devi possedere una storia che ti precede (e che ti continua, ha detto una volta), perciò non ho mai dovuta pregarla. È stata lei a spiegarmi da dove vengo e perché e a raccontarmi della repubblica delle madri”.

È qui, nella storia che ognuna di noi ricostruisce, che risiede, almeno così mi è parso, il senso profondo dell’ultimo romanzo di Maria Rosa Cutrufelli, L’isola delle madri [Mondadori, 2020].

Speciale Covid 19 – Intervista a Francesco Cocco

Roma, 15 aprile 2020

All’indomani delle prime rivolte nelle carceri italiane, Francesco Cocco ha iniziato a Modena a fotografare il tempo del Covid19. Dal 10 marzo fotografa nei presidi ospedalieri dove gli è stato dato il permesso dalla Ausl, nelle tende davanti ai pronto soccorso dove si effettuano i pre triage, muovendosi fra Sassuolo, Vignola, Mirandola e Pavullo.

Avvicinandosi con prudenza in questi ultimi giorni al cuore, alla terapia intensiva, perché, anche se ci si arriva dopo “è un avanposto fondamentale dove – racconta Cocco – non ho visto solo anziani, sfatiamo questa idea, ma anche dei giovani”.

La violenza al tempo del virus

Lei esce sul balcone e si mette a suonare il flauto, quello che si usa alle scuole medie per iniziare ad avvicinarsi alla musica, lui inizia a urlarle contro da dentro casa, poi le si avvicina violento e inizia a strattonarla. Non sappiamo se lui sia il marito, il compagno, un anziano di casa. La sostanza non cambia.

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