Barbara Bonomi Romagnoli | word
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Iacona: violenza alle donne, questione politica

Riccardo Iacona non ha bisogno di presentazioni, è un giornalista conosciuto per il suo impegno civile e ammette con franchezza: “la notorietà sta giocando a mio favore”. Infatti, sul suo ultimo libro Se questi sono gli uomini. Italia 2012 La strage delle donne (2012, Chiarelettere) si sono accesi riflettori che mai si erano posati su altre e altri che da anni denunciano la stessa storia. Ovvero donne ammazzate in quanto donne, in una sola parola: femminicidio. Iacona ha scritto un libro puntuale, preciso, che non scade nel dettaglio morboso. Ricostruisce le storie, cerca i fili rossi che uniscono i diversi omicidi, intervista familiari e vicini di casa, entra nelle case perché è in questi luoghi che la violenza si manifesta con maggiore frequenza. Una violenza, vale la pena ripeterlo, che ha molti volti, perché prima di arrivare alla morte ci sono vessazioni e pressioni psicologiche, spintoni e urla.

La politica, la passione, l’amore: storie di donne internazionaliste

Intervista a Paola Staccioli e Haidi Gaggio Giuliani

Tamara Bunke, Elena Angeloni, Monika Ertl, Barbara Kistler, Andrea Wolf, Rachel Corrie. Due tedesche, una svizzera, una italiana, una americana, una argentina di origine tedesca.
Sono le protagoniste di “Non per odio ma per amore. Storie di donne internazionaliste” [Derive Approdi, 2012], libro scritto a quatto mani da Paola Staccioli e Haidi Gaggio Giuliani.
Pagine costruite in un rimando continuo fra passato e presente, fra le vicende di queste donne e quello che significano oggi per noi, donne, e uomini, del futuro. Sono sei storie accomunate dalla scelta di abbandonare i privilegi e le comodità della propria vita per andare a lottare a fianco di popoli in rivolta. Per ragioni varie, per realizzare il comunismo, per pacifismo, per l’esigenza di liberarsi e aiutare a liberare altre persone dal giogo dell’oppressione che come sappiamo ha tanti volti.
Non è un libro facile, non si legge tutto d’un fiato, ha bisogno di pause. Perché sono storie tanto belle quanto dolorose, che ci chiamano in causa sui nostri egoismi e timori di affrontare i conflitti, di prenderne parte e scegliere da che parte stare. Ma è un libro necessario, perché alimenta la memoria, radice preziosa per ogni battaglia futura.

Guida ragionata all’uccisione del padre

Torniamo a Tenera Valse. Torniamo a parlare di lei, scrittrice irriverente, sex worker per scelta e per passione. Con il suo Portami tante rose [Cooper, 2011] ha fatto discutere, anche negli ambienti progressisti e femministi, su quel nodo che è la prostituzione libera e consapevole.
Torniamo a Tenera e alla sua scrittura evocativa e colta, limpida e fantasiosa, così come lei torna a parlare di corpi, umori, sessualità, donne e bambini. Ma, soprattutto, di cultura maschile e potere, di relazioni familiari che viste da vicino non sono per nulla normali, di una liberazione possibile e necessaria.
Il suo nuovo romanzo [Anatomia della ragazza zoo, Il Saggiatore, 2012] è la storia di una famiglia medio borghese, simile a tante altre, in cui crescono due femmine e un maschio, adolescenti negli anni Settanta, dove il padre è l’uomo colto che porta i soldi a casa e la madre è la depositaria del sapere della tradizione, dell’economia domestica per far tornare i conti.

Io ci sono e lo dico!

Intervista a Giovanna Covi

«Noi letterate siamo profondamente convinte che la forma non sia che l’estensione del contenuto, persuase che lo stile non sia mai un fatto puramente estetico ma sempre un atto anche etico e politico, sicure che lingua e immagini in quanto materia del pensiero siano anche materia inscindibile dalle nostre azioni. Noi sosteniamo che la violenza fisica è sempre anche violenza verbale e intellettuale. E che la lingua non è mai neutra»: è un messaggio potente, inequivocabile, chiaro e comprensibile, oltre che condivisibile. È stato scelto per introduce l’iniziativa “Io ci sono e lo dico!” promossa dalle Letterate di Trento e rilanciata dalla Società italiana delle letterate [Sil] su un tema che fatica ancora a diventare prioritario nel dibattito pubblico. È una di quelle questioni considerate roba da femministe ottuse, da donne che si fissano su dettagli considerati irrilevanti. Non è esattamente così, perché si tratta di quel sessismo tradotto in parole – quelle usate ma soprattutto quelle che esistono e che non vengono, volutamente, adoperate – che sostiene e alimenta il sessismo che si traduce poi in disuguaglianza, discriminazione, violenza.

Quattro domande a Michela Murgia, scrittrice

Sul suo blog in alto a destra c’è l’aggiornamento meteorologico su Cabras, Sardegna occidentale. E poi sotto scorrendo la pagina si parla di cose sarde, di politica, di diritti, di cultura, di chiesa…e qua e là spunta il sorriso di Michela Murgia, 38 anni, scrittrice divenuta famosa con il suo primo romanzo autobiografico, Il mondo deve sapere (Isbn edizioni), che di recente è stato ripubblicato con una postfazione inedita dell’autrice. All’epoca della vicenda Michela lavorava nel call center della multinazionale americana Kirby Company e la sua storia di mobbing e precariato ha ispirato il film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti. Un enorme successo di pubblico e critica.

Ricchi di idee, poveri di capitale – Intervista ad Andrea Olivero, portavoce del Forum del Terzo settore

Oltre cento organizzazioni, dalle Acli all’Arci fino ad Avis e Legambiente, 50mila sedi territoriali, decine di migliaia di donne e uomini impegnati negli ambiti del volontariato, dell’associazionismo, della cooperazione sociale, della solidarietà internazionale, della finanza etica, del commercio equo e solidale. Tutto ciò ha dato vita più di dieci anni fa al Forum del Terzo Settore, voluto per dare rappresentanza sociale e politica nei confronti di Governo ed Istituzioni, coordinare e sostenere le reti interassociative; rendere visibili anche all’esterno non solo i progetti ma anche i valori e le istanze delle realtà impegnate nel Terzo Settore.

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