Barbara Bonomi Romagnoli | word
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«Io musulmana, mi batto per i diritti delle donne» – intervista a Irshad Manji

Amsterdam

“Possono le nostre società restare aperte e pluraliste senza cadere nel relativismo?”. Questo interrogativo assilla da anni Irshad Manji, giornalista e scrittrice canadese, nata in Uganda e vissuta lì fino a 4 anni, musulmana e lesbica dichiarata. Famosa in tutto il mondo da quando ha pubblicato “The trouble with Islam” (tradotto in italiano con il titolo “Quando abbiamo smesso di pensare? Un’islamica di fronte ai problemi dell’Islam”, Guanda, 2004), Irshad si batte con tenacia perché la maggioranza degli islamici prenda la parola per contrastare il fondamentalismo radicale e difendere una diversa interpretazione dell’Islam, che possa conciliare i valori religiosi con i diritti umani universali, dall’autodeterminazione per le donne al rispetto e dialogo con tutte le possibili differenze.

«Voglio votare rivoluzione» – intervista a Daniele Sepe

«Potremmo anche non parlare del disco, costa poco e chi vuole se lo compra, se lo tiene e se non gli piace se lo mette sotto il tavolo di cucina come zeppa e va bene lo stesso». È visibilmente scosso e spontaneo, come sempre, Daniele Sepe. Quando ci incontriamo a Roma, nella redazione del manifesto, per parlare del suo ultimo album [«Nia Maro», uscito per manifestocd] è da poco arrivata la notizia del rapimento di Giuliana Sgrena. Paura e incredulità si respirano nell’aria e nessuno sa da dove cominciare, se non dalla necessità e urgenza di capire i tempi che stiamo vivendo. Ma, come accade anche nel nuovo disco di Sepe, si naviga a vista e senza bussola, sostenuti dall’ironia e dal sapore delle parole.

Immagini, suoni, sensazioni. E un modo femminista di guardare il mondo – intervista a Nada

Ha gli occhi che ti guardano senza esitazione e un piglio deciso ma mai aggressivo, non ha molto tempo a disposizione perché vuol prendersi cura della sua voce prima del concerto. E si capisce il perché, ascoltandola poco dopo interpretare molte delle sue ultime canzoni. Parliamo di Nada, l’artista livornese da decenni presente nel panorama musicale italiano e una delle interpreti più interessanti nella scena indipendente. L’abbiamo incontrata a Roma, in una delle prime date del nuovo tour teatrale che attraverserà la penisola per tutto l’inverno.

Il centro del viaggio – intervista ai Radiodervish

Nabil Salameh, palestinese, e Michele Lobaccaro, pugliese, si sono conosciuti a Bari all’inizio degli anni ottanta, poi si sono persi di vista e ritrovati nell’88. Insieme ad altri ragazzi del giro universitario mettono su il gruppo Al Darawish, che avrebbe dovuto suonare una sola sera alla festa dell’Unità a sostegno dell’intifada palestinese. Invece il loro sodalizio è continuato, la musica è diventata l’attività principale e nel 1997 Nabil e Michele hanno dato vita ai Radiodervish, che significa «coloro che attraversano le porte».

Il bravo cantastorie – intervista a Vinicio Capossela

«Non si muore tutte le mattine» è il primo libro di Vinicio Capossela, cantastorie e affabulatore di parole e musica. Non è il solito romanzo, la trama è un intreccio di vicende che a volte si incrociano tra loro, a volte si concludono nel giro di poche pagine. Tutto ruota attorno all’impresa del vivere, dove ognuno ha la sua personalissima epica. Per trovarla basta seguire le istruzioni per l’uso suggerite dall’autore: «Prendere le pagine a etti, sfuse, a capitoli», seguire, ognuno come vuole, una trama che non c’è e immergersi nella quantità. A catturarvi saranno i protagonisti: i sollevatori di peso e i viaggiatori, i carcerati e i rebetici [il rebetico è una musica greca, viene dalla parola «rebet», ribelle], i migranti e gli animali del Chiavicone, Glenn Gould e Tony Castellano, gli alpini e Napoleone. In un via vai di luoghi e immagini reali o inventati: tangenziali, motel, la piana ipermercata, la balera di Maldonado, l’autobus per Sarajevo e gli scantinati. Abbiamo raggiunto Capossela tra un reading e l’altro, presentazioni nelle quali la musica accompagna un testo che si presta alle letture «partecipate».

Dal «Diario di un maestro» ai «malestanti» – Intervista a Marco Venditti, Luca Mandrile e Claudio Di Mambro

Un anno e mezzo di lavoro e più di cento ore di riprese sono il materiale «grezzo» dal quale Marco Venditti, Luca Mandrile e Claudio Di Mambro hanno ricavato «I malestanti, trent’anni dopo», documentario che racconta che fine hanno fatto gli allievi dell’attore Bruno Cirino, interprete di «Diario di un maestro», film ed esperimento di didattica alternativa girato in un quartiere popolare di Roma da Vittorio De Seta nel 1972. I bambini degli anni Settanta oggi hanno 45 anni, e vivono ancora a Tiburtino terzo o alla Torraccia: c’è chi è diventato ragioniere, chi fa lo speaker radiofonico, chi è responsabile della comunicazione al V municipio, chi ha un banco al mercato. Altri hanno alle spalle storie di droga e carcere. Il film è stato presentato in concorso a Roma al Tekfestival 2004, dove abbiamo incontrato i registi.

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