Barbara Bonomi Romagnoli | word
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L’altro Lotto, quel gioco sociale che resiste a Napoli – “Dreaming by numbers” di Anna Bucchetti

Napoli ci appare in bianco e nero, senza voce narrante come vuole la scuola olandese. A parlare sono in tanti e ci raccontanto una città in fermento per una curiosa e antica passione. Quella per i numeri da giocare a sorte. Nel documentario Dreaming by numbers Anna Bucchetti, regista milanese trapiantata in Olanda, ha filmato cosa accade in una qualunque giornata di una antica ricevitoria del Lotto di Spaccanapoli.

Giornaliste, non siate più complici del sistema – Intervista a MIlly Buonanno

Donne e media. Un binomio complesso, ma soprattutto scomodo. Diverse indagini hanno sottolineato la permanenza di discriminazioni di genere: la presenza delle donne nei media è caratterizzata da “visibilità senza potere”. Eppure il tema non sembra sortire una discussione più ampia e articolata, ricerche e analisi restano confinate ad incontri tra addetti ai lavori.

«Io musulmana, mi batto per i diritti delle donne» – intervista a Irshad Manji

Amsterdam

“Possono le nostre società restare aperte e pluraliste senza cadere nel relativismo?”. Questo interrogativo assilla da anni Irshad Manji, giornalista e scrittrice canadese, nata in Uganda e vissuta lì fino a 4 anni, musulmana e lesbica dichiarata. Famosa in tutto il mondo da quando ha pubblicato “The trouble with Islam” (tradotto in italiano con il titolo “Quando abbiamo smesso di pensare? Un’islamica di fronte ai problemi dell’Islam”, Guanda, 2004), Irshad si batte con tenacia perché la maggioranza degli islamici prenda la parola per contrastare il fondamentalismo radicale e difendere una diversa interpretazione dell’Islam, che possa conciliare i valori religiosi con i diritti umani universali, dall’autodeterminazione per le donne al rispetto e dialogo con tutte le possibili differenze.

«Voglio votare rivoluzione» – intervista a Daniele Sepe

«Potremmo anche non parlare del disco, costa poco e chi vuole se lo compra, se lo tiene e se non gli piace se lo mette sotto il tavolo di cucina come zeppa e va bene lo stesso». È visibilmente scosso e spontaneo, come sempre, Daniele Sepe. Quando ci incontriamo a Roma, nella redazione del manifesto, per parlare del suo ultimo album [«Nia Maro», uscito per manifestocd] è da poco arrivata la notizia del rapimento di Giuliana Sgrena. Paura e incredulità si respirano nell’aria e nessuno sa da dove cominciare, se non dalla necessità e urgenza di capire i tempi che stiamo vivendo. Ma, come accade anche nel nuovo disco di Sepe, si naviga a vista e senza bussola, sostenuti dall’ironia e dal sapore delle parole.

Immagini, suoni, sensazioni. E un modo femminista di guardare il mondo – intervista a Nada

Ha gli occhi che ti guardano senza esitazione e un piglio deciso ma mai aggressivo, non ha molto tempo a disposizione perché vuol prendersi cura della sua voce prima del concerto. E si capisce il perché, ascoltandola poco dopo interpretare molte delle sue ultime canzoni. Parliamo di Nada, l’artista livornese da decenni presente nel panorama musicale italiano e una delle interpreti più interessanti nella scena indipendente. L’abbiamo incontrata a Roma, in una delle prime date del nuovo tour teatrale che attraverserà la penisola per tutto l’inverno.

Il centro del viaggio – intervista ai Radiodervish

Nabil Salameh, palestinese, e Michele Lobaccaro, pugliese, si sono conosciuti a Bari all’inizio degli anni ottanta, poi si sono persi di vista e ritrovati nell’88. Insieme ad altri ragazzi del giro universitario mettono su il gruppo Al Darawish, che avrebbe dovuto suonare una sola sera alla festa dell’Unità a sostegno dell’intifada palestinese. Invece il loro sodalizio è continuato, la musica è diventata l’attività principale e nel 1997 Nabil e Michele hanno dato vita ai Radiodervish, che significa «coloro che attraversano le porte».

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