Barbara Bonomi Romagnoli | world
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La violenza al tempo del virus

Lei esce sul balcone e si mette a suonare il flauto, quello che si usa alle scuole medie per iniziare ad avvicinarsi alla musica, lui inizia a urlarle contro da dentro casa, poi le si avvicina violento e inizia a strattonarla. Non sappiamo se lui sia il marito, il compagno, un anziano di casa. La sostanza non cambia.

Le donne e il lavoro

Il più grande nemico di una donna? La mancanza di tempo per se stessa. Non ha dubbi la giornalista e scrittrice Brigid Schulte, autrice di Overwhelmed: Work, Love and Play When No One Has the Time che in italiano potrebbe suonare più o meno così: Travolta: lavoro, amore e gioco quando non se ne ha il tempo. È una sensazione frustrante che va molto oltre il desiderio della stanza tutta per sé auspicata da Virginia Woolf, perché dentro e fuori qualunque “stanza” qualsiasi donna continua a essere sopraffatta e schiacciata da quell’insieme di lavoro produttivo, riproduttivo e di cura che, ancora oggi, nel 2019, traccia il discrimine netto fra lo status esistenziale e politico dell’essere maschio o femmina – quest’ultima, non necessariamente biologica e non necessariamente con prole, resta una femmina agli occhi della società e tali restano le aspettative su di lei.

Un algoritmo per combattere la violenza maschile sulle donne

I dati Istat sono già rimbalzati ovunque e parlano chiaro. Vale la pena di ripeterne alcuni a scanso di equivoci: il 31,5 % delle 16-70enni (6 milioni 788mila donne) ha subito nel corso della sua vita una qualche forma di violenza, dalle discriminazioni alle molestie, fino ai femminicidi passando per altre possibili violenze economiche e sociali, ma solo il 12.3% di loro sceglie di denunciare. Perché hanno paura e si sentono profondamente sole ma anche perché non sempre sanno come muoversi, da dove iniziare a cercare aiuto e una via di uscita. Fra i tanti progetti che, per fortuna, si sono attivati negli ultimi anni per dare risposte concrete c’è anche “Il vocabolario della violenza. Il web attivo, strumento per la prevenzione e il contrasto dei femminicidi”, ideato da Lorella Muzi e in fase di realizzazione con il contributo di Casa Internazionale delle Donne di Roma, l’associazione CO2 e con i docenti Fiorenza Deriu e Roberto Navigli dei Dipartimenti di Scienze Statistiche e di Informatica della Sapienza Università di Roma.

La rivoluzione femminista

di Barbara Bonomi Romagnoli e Marina Turi

L’invito che ci ha portato all’università estiva di Attac Italia indicava anche una via di riflessione: “ci interesserebbe un intervento che non ci racconti (solo) il movimento delle donne, che non faccia (solo) la storia di Non una di Meno, ma che invece ci aiuti a capire perché la società che vogliamo o è femminista o non è”. Un suggerimento certamente elegante ma che tradisce un atteggiamento molto comune anche negli ambienti progressisti, ovvero gli uomini hanno sempre bisogno di spiegarci le cose, di dirci cosa è meglio fare e come farlo, con l’atteggiamento, nei nostri confronti, di chi elargisce una libertà che ci sembra spesso condizionata.

Mappe stradali di donne per donne

“Sentirci sicure per strada aumenta la nostra qualità della vita. Sentire di poter andare dove vogliamo, letteralmente, ci aiuta a pensare di poter andare dove vogliamo sempre, in qualsiasi contesto”: da questa considerazione nasce Wher, una app di mappe stradali disegnate da donne per le donne. Come tutte le app è interattiva e animata da una community che permette di migliorare continuamente l’efficacia. È già attiva a Torino, Milano, Catania e sta arrivando a Roma, Venezia, Napoli, Padova, Verona, Ferrara, Genova, Barcellona, Madrid e tante altre città.

Paola Turci: «La felicità ha bisogno di partecipazione»

«… in mezzo a questa confusione

tenerti la mano è la mia rivoluzione»

«E allora dimme te / Che sto ancora qui a combattere / Pe’ ’na guera de poveracci / Che s’ammazzano de baci / E finiscono pe’ stracci»: è potente, e taglia l’aria che minaccia pioggia, la versione acustica di questa canzone dedicata da Paola Turci ad Anna Magnani, e il romanesco è perfettamente in sintonia con il giardino del Buon Pastore, cuore della Lungara. La graffiante voce di Turci incanta con una scaletta di canzoni che parlano di dolcezza e amore, di ribellioni fatte con la tenerezza, perché «a chi alza i toni, noi rispondiamo con gentilezza, determinate ma gentili», chiosa la cantautrice dopo aver accennato alla questione dei migranti in mare. Siamo alla Casa Internazionale delle donne, che il 20 giugno scorso ha dato il via alla sua «Chiamata alle arti», iniziativa estiva per continuare a reagire contro ogni ipotesi di sfratto sostenuta dall’amministrazione capitolina, dove – vale la pena ripeterlo ancora – governa la prima Sindaca della lunga storia della Capitale.

 

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