Barbara Bonomi Romagnoli | world
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Un algoritmo per combattere la violenza maschile sulle donne

I dati Istat sono già rimbalzati ovunque e parlano chiaro. Vale la pena di ripeterne alcuni a scanso di equivoci: il 31,5 % delle 16-70enni (6 milioni 788mila donne) ha subito nel corso della sua vita una qualche forma di violenza, dalle discriminazioni alle molestie, fino ai femminicidi passando per altre possibili violenze economiche e sociali, ma solo il 12.3% di loro sceglie di denunciare. Perché hanno paura e si sentono profondamente sole ma anche perché non sempre sanno come muoversi, da dove iniziare a cercare aiuto e una via di uscita. Fra i tanti progetti che, per fortuna, si sono attivati negli ultimi anni per dare risposte concrete c’è anche “Il vocabolario della violenza. Il web attivo, strumento per la prevenzione e il contrasto dei femminicidi”, ideato da Lorella Muzi e in fase di realizzazione con il contributo di Casa Internazionale delle Donne di Roma, l’associazione CO2 e con i docenti Fiorenza Deriu e Roberto Navigli dei Dipartimenti di Scienze Statistiche e di Informatica della Sapienza Università di Roma.

La rivoluzione femminista

di Barbara Bonomi Romagnoli e Marina Turi

L’invito che ci ha portato all’università estiva di Attac Italia indicava anche una via di riflessione: “ci interesserebbe un intervento che non ci racconti (solo) il movimento delle donne, che non faccia (solo) la storia di Non una di Meno, ma che invece ci aiuti a capire perché la società che vogliamo o è femminista o non è”. Un suggerimento certamente elegante ma che tradisce un atteggiamento molto comune anche negli ambienti progressisti, ovvero gli uomini hanno sempre bisogno di spiegarci le cose, di dirci cosa è meglio fare e come farlo, con l’atteggiamento, nei nostri confronti, di chi elargisce una libertà che ci sembra spesso condizionata.

Mappe stradali di donne per donne

“Sentirci sicure per strada aumenta la nostra qualità della vita. Sentire di poter andare dove vogliamo, letteralmente, ci aiuta a pensare di poter andare dove vogliamo sempre, in qualsiasi contesto”: da questa considerazione nasce Wher, una app di mappe stradali disegnate da donne per le donne. Come tutte le app è interattiva e animata da una community che permette di migliorare continuamente l’efficacia. È già attiva a Torino, Milano, Catania e sta arrivando a Roma, Venezia, Napoli, Padova, Verona, Ferrara, Genova, Barcellona, Madrid e tante altre città.

Paola Turci: «La felicità ha bisogno di partecipazione»

«… in mezzo a questa confusione

tenerti la mano è la mia rivoluzione»

«E allora dimme te / Che sto ancora qui a combattere / Pe’ ’na guera de poveracci / Che s’ammazzano de baci / E finiscono pe’ stracci»: è potente, e taglia l’aria che minaccia pioggia, la versione acustica di questa canzone dedicata da Paola Turci ad Anna Magnani, e il romanesco è perfettamente in sintonia con il giardino del Buon Pastore, cuore della Lungara. La graffiante voce di Turci incanta con una scaletta di canzoni che parlano di dolcezza e amore, di ribellioni fatte con la tenerezza, perché «a chi alza i toni, noi rispondiamo con gentilezza, determinate ma gentili», chiosa la cantautrice dopo aver accennato alla questione dei migranti in mare. Siamo alla Casa Internazionale delle donne, che il 20 giugno scorso ha dato il via alla sua «Chiamata alle arti», iniziativa estiva per continuare a reagire contro ogni ipotesi di sfratto sostenuta dall’amministrazione capitolina, dove – vale la pena ripeterlo ancora – governa la prima Sindaca della lunga storia della Capitale.

 

Informazione e partecipazione per sconfiggere l’Aids

Può una malattia cambiare il mondo? La risposta di Cristiana Pulcinelli, giornalista scientifica e scrittrice, è sì.

Nel suo “Aids. Breve storia di una malattia che ha cambiato il mondo” [Carocci, 2017], libro agile e ricco di dettagli, Pulcinelli ricostruisce nel tempo e nello spazio la genesi di una malattia che causa ancora milioni di morti e che più di altre ha segnato l’immaginario comune, così come racconta Pulcinelli nella sua disamina che spazia dalla letteratura al cinema, dalle scoperte mediche alle scelte politiche e alle campagne della società civile.

CO-working, CO-sharing, CO-city, COoperazione, idee per cambiare il mondo: una Ted a Torino

Torino è la città italiana che più di tutte ha raccolto il testimone delle Ted Conference, ideate nei primi anni Ottanta nella Silicon Valley per andare a scovare “idee che meritano di essere diffuse”. L’edizione di febbraio 2018 ha privilegiato il prefisso “CO” declinandolo in CO-working, CO-sharing, CO-city, COoperazione sociale e molto altro, per mettere al centro il tema della ‘collaborazione’, del fare insieme, come chiave di volta per la lotta alla povertà, la promozione della pace, la difesa dei diritti e la costruzione dello sviluppo sostenibile.

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