Il debutto tedesco della prima figlia. Lezione di inclusione per Ivanka Trump al W20

La giornalista tedesca come prima domanda le ha chiesto «potrebbe chiarire la carica di “first daughter” a noi tedesche? È una cosa che non conosciamo»: è anche questo il motivo del brusio che ha accompagnato l’intervento di Ivanka Trump al W20 che si è svolto a Berlino. Le femministe presenti erano, non a torto, un po’ perplesse di quella definizione. «Lei è qui per rappresentare il popolo degli Stati Uniti, suo padre o le sue imprese?», ha incalzato la giornalista. «Certamente non queste ultime», risponde Trump, riconoscendo che la carica è nuova anche per lei e che sta ancora cercando di capirlo. «È presto per me. Sto ascoltando, imparando – ha aggiunto – e cercando di definire in che modo posso avere un impatto positivo».E di sicuro Trump avrà avuto molto di ascoltare in questo suo primo W20: donne da tutto il mondo si sono messe al lavoro per dare indicazioni e proposte di genere ai leader del G20 nella definizione di obiettivi comuni e di un’agenda politica condivisa per uno sviluppo economico sostenibile. Se lo scopo del G20 è infatti una crescita inclusiva e sostenibile in un mondo interconnesso, questo obiettivo non si può raggiungere se non con un impegno forte verso l’empowerment economico delle donne: è quanto sostengono le delegate in rappresentanza anche della società civile internazionale.

Dal 2009, infatti, il G20 rappresenta il principale forum economico mondiale e convoca i leader delle più importanti economie mondiali. La preparazione del vertice prevede, come anche per il G7, che il Paese che detiene la presidenza apra un dialogo, più o meno intenso, con la società civile e l’opinione pubblica. A sua volta la società civile è organizzata per gruppi di interesse che lavorano su questioni specifiche, dal 2015 anche il tema del gender è entrato fortemente sul tavolo della discussione e si è creato il W20 (accanto a Business20, Civil20, Think20, Labour20, Youth20). «Non è più possibile pensare a un’economia “taglia unica”, basata su una divisione tradizionale dei ruoli, che continui a lasciare le donne fuori dal mercato del lavoro e a limitarne il potere economico. Gli effetti disastrosi della loro esclusione sono ormai conosciuti», racconta Barbara Leda Kenny, esperta di politiche di genere, caporedattrice di ingenere.it e una delle rappresentanti italiane del gruppo assieme a Maria Grazia Panunzi di Aidos – Associazione italiana donne per lo sviluppo.

Il W20 nasce in seguito alla dichiarazione di Brisbane in cui i Paesi partecipanti, che rappresentano l’80% del Pil mondiale, si impegnano a ridurre del 25% il divario tra uomini e donne nella partecipazione al mercato del lavoro entro il 2025. Obiettivo che, se raggiunto, porterebbe 100 milioni di donne nel mercato del lavoro, di cui 2,7 milioni di italiane. Secondo l’Istat è questo il numero di occupate che consentirebbe all’Italia, attualmente ultima in Europa per tasso di occupazione lavorativa femminile, di allinearsi con la media europea. Il nostro Paese è ben lontano dall’obiettivo fissato già dalla Strategia di Lisbona che prevedeva l’impiego del 60% di donne entro il 2010. Un obiettivo che, secondo la Banca d’Italia, avrebbe avuto ricadute positive per tutta la società facendo crescere il Pil del 7%. Il focus di quest’anno è l’inclusione lavorativa e le azioni necessarie a raggiungere l’obiettivo di una crescita del 25% dell’occupazione femminile, con un approfondimento specifico sull’inclusione digitale, dimensione oggi fondamentale per l’accesso al mercato del lavoro, l’imprenditoria, la formazione.

Il W20 di quest’anno, presieduto dalla Germania, ha un valore aggiunto: non si parlerà solo delle misure economiche e politiche per l’inclusione economica e lavorativa delle donne, ma anche di come il G20 e tutta la sua struttura debba trasformarsi in una chiave paritaria che apra maggiori spazi alle donne e le veda rappresentate a tutti i livelli organizzativi del vertice. Il gruppo è in un’importante fase di start up e le esperte che lo costituiscono stanno cercando di dargli forma e sostanza affinché diventi un gruppo consolidato e influente quanto gli altri. La capacità di fare pressione per un approccio di gender mainstreaming (la considerazione dell’impatto sulle donne in tutte le proposte del G20), identificare e proporre misure specifiche per l’inclusione sociale ed economica è improrogabile per migliorare la vita delle donne in tutto il mondo.

Sembrerebbe aver raccolto la sfida Angela Merkel che si è impegnata nella promozione presso il G20 di un fondo per l’imprenditoria femminile nei paesi in via di sviluppo.

Pubblicato su La27ora Corriere della Sera

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