Barbara Bonomi Romagnoli | In memoria di Lilian Masediba Matabane Ngoyi
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In memoria di Lilian Masediba Matabane Ngoyi

Se su google si inserisce solo Ngoyi è un profluvio di pagine su uno dei tanti calciatori che sembra stiano facendo la storia; è necessario inserire il nome completo Lilian Masediba Matabane Ngoyi per trovare alcune informazioni – pochissime in italiano – su una delle più importanti attiviste della lotta all’apartheid in SudAfrica, nota anche con il diminutivo Ma Ngoyi.

Muore il 13 marzo 1980 a 69 anni dopo aver contribuito alla nascita dell’Anc (African National Congress) – fu la prima donna eletta nel comitato esecutivo – e tra le fondatrici del movimento politico Federation of South African Women.

 

Unica figlia femmina di una lavandaia e di un minatore, aveva tre fratelli ed è cresciuta a Pretoria. Poi nel 1928 si trasferì a Johannesburg per studiare come infermiera al City Deep Mine Hospital, anche se successivamente lavorò a lungo come macchinista in un’industria tessile.

Si sposò nel 1934 con un’autista, John Gerard Ngoyi, da cui prese l’altro cognome e con lui ebbe una figlia ma poco dopo rimase vedova. Fu in quegli anni faticosi, sola e con una mamma anziana da curare, che iniziò il suo attivismo. Il 9 agosto 1956 fu una delle organizzatrici insieme a Helen Joseph, Albertina Sisulu e Sophia Williams-De Bruyn della famosa marcia femminile a Pretoria che coinvolse circa ventimila donne di varie etnie che arrivarono in città con i più vari mezzi di trasporto. Scelsero di protestare il giovedì, giorno tradizionale di riposo per le lavoratrici domestici africane e si avviarono a piccoli gruppi per aggirare i divieti fino agli Union Buildings, sede del governo sudafricano. Cantarono e presentarono una petizione con oltre 14mila firme: protestavano in particolare contro la legge che richiedeva alla popolazione nera di portare con sé i lasciapassare per entrare nelle zone urbane abitate dai bianchi ma chiedevano anche sussidi per l’assistenza all’infanzia e per le spese abitative.

In seguito Ma Ngoyi venne arrestata e trattenuta 71 giorni in isolamento. Venne rilasciata ma subì per 15 anni un regime di restrizioni e libertà vigilata che la tennero bloccata a Soweto.

Nel 1955, l’anno prima della marcia, era riuscita in una impresa bellissima cioè a viaggiare illegalmente fino a Losanna per partecipare al Congresso mondiale delle madri tenuto dalla Federazione democratica internazionale delle donne (Widf). Non solo: con l’attivista Dora Tamana riuscì – con espedienti abbastanza rocamboleschi – anche a salire su un aereo per Londra: da lì visiterà Germania, Svizzera, Romania, Cina e Russia, incontrando donne impegnate nella sinistra, prima di tornare in Sud Africa … dove era ricercata dalla polizia.

Negli ultimi anni in SudAfrica le sono stati tributati diversi riconoscimenti: la Koos Beukes Clinic presso il Chris Hani Baragwanath Hospital di Soweto è stata ribattezzata Lilian Ngoyi Community Clinic in suo onore. E il 16 novembre 2004 il ministero dell’Ambiente sudafricano ha lanciato la nave di testa in una classe di navi da pattugliamento ambientale denominandola Lillian Ngoyi in suo onore. Il 9 agosto 2006 – nel 50 ° anniversario della marcia su Pretoria – piazza Strijdom da cui hanno marciato le donne è stata ribattezzata piazza Lilian Ngoyi.

Pubblicato su www.labottegadelbarbieri.org

Barbara Bonomi Romagnoli
barb.bbr@gmail.com
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