Barbara Bonomi Romagnoli | La violenza al tempo del virus
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La violenza al tempo del virus

Lei esce sul balcone e si mette a suonare il flauto, quello che si usa alle scuole medie per iniziare ad avvicinarsi alla musica, lui inizia a urlarle contro da dentro casa, poi le si avvicina violento e inizia a strattonarla. Non sappiamo se lui sia il marito, il compagno, un anziano di casa. La sostanza non cambia.

Il video ha girato per giorni – con un titolo che pressappoco recitava “lei suona e lui la corca” – ed è rimbalzato ovunque, in questo impeto social che tutti ci ha travolti con il Covid-19. Arrivano di continuo: foto, remake di canzoni famose, cartoline, video satirici ma anche di pessimo gusto, spie di qualcosa d’altro che non c’entra nulla con l’epidemia in corso. Quel video, ad esempio, ci dice molto sulla continua e reiterata violenza maschile sulle donne, ma anche dell’irrilevanza che il fenomeno ha su gran parte della società perché nei commenti a quel video si ride, così come si ride degli striscioni messi sui balconi da mariti che dicono che prima o poi faranno qualcosa alle mogli che devono ‘sopportare’ nella quarantena. Battute che sono prese ancora troppo alla leggera, solleticano i peggiori umori, quelli che una cultura maschilista persistente ancora alimenta ed educa. La stessa cultura che, detto per inciso, non ha molta cura della salute pubblica, che per anni ha privatizzato i servizi e che non prende in seria considerazione i nessi fra salute ambientale e umana.

A peggiorare la situazione è comparso il Covid-19, perché per molte, troppe donne restare a casa è più pericoloso del possibile contagio.

A dirlo subito, appena scattate le restrizioni, sono state le femministe della rete Non Una Di Meno che hanno rilanciato sui social un messaggio chiaro: “Per molte persone, soprattutto molte donne #stareacasa non è un invito rassicurante. Il numero nazionale dei centri antiviolenza 1522 è attivo”.

E suona bizzarro, e ipocrita, che a rilanciare la campagna sia stata la stessa sindaca Raggi, il cui governo non fa nulla per proteggere luoghi importanti per le donne a Roma, da Lucha Y Siesta alla Casa internazionale delle donne.

Le operatrici di Trama di Terre ad Imola scrivono “La nostra piccola campagna territoriale #icentriantiviolenzasonoaperti nasce perché sappiamo come agisce la violenza familiare maschile all’interno delle mura domestiche. Le donne, in emergenza Covid-19, vivono segregate con uomini maltrattanti che hanno in questa situazione il pieno controllo sui movimenti e sulle azioni delle donne e dei figli/e. Diventa dunque difficile per una donna cercare aiuto e sostegno in questa situazione. Non solo, in un regime di isolamento dettato dall’emergenza sanitaria, le madri faticano doppiamente a chieder aiuto. Infatti, è probabile che ritengano giustamente pericoloso esporrei/le figli/e se stesse al rischio di contagio scappando dalla propria abitazione, non avendo la certezza di sapere con chi andranno a vivere e dove”.

Non solo, “per ridurre al minimo l’esposizione al pericolo delle donne vittime di violenza che trovano il coraggio di denunciare il maltrattante – aggiungono da Trama – sollecitiamo un accordo tra le varie istituzioni e le forze dell’ordine affinché siano gli uomini ad essere allontanati (come l’applicazione della legge sul femminicidio consente nella parte in cui attribuisce alle forze dell’ordine il potere di procedere con il fermo, l’arresto o l’allontanamento urgente dall’abitazione familiare tutte le volte che si renda necessario). In questo modo sono le donne e i/le loro figli/e a rimanere nelle loro abitazioni al sicuro. Dopo questa emergenza, ci auguriamo che le istituzioni si rendano finalmente conto che in questo sistema di protezione sono le donne a pagare il prezzo maggiore della violenza, prima e dopo una denuncia per violenze. Di fatto allontanare una donna, unitamente ai suoi figli, dalla propria casa vuole dire punirla per aver chiesto aiuto”.

Il 7 marzo scorso, il giorno prima della giornata internazionale delle donne, alla vigilia del decreto che ha iniziato a fermare tutto il paese, proprio a Imola una donna è morta in circostanze ancora poco chiare. Se, come dicono molti esperti quella con il Covid-19 è “una guerra con nemico invisibile”, in questo caso conosciamo perfettamente il nostro nemico e come ripetono da tempo le femministe, l’assassino ha le chiavi di casa e in questa emergenza Covid-19 potrebbe chiudere ben stretta la serratura.

 

pubblicato su Diatomea.net

Barbara Bonomi Romagnoli
barb.bbr@gmail.com
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