Barbara Bonomi Romagnoli | Letture di inizio anno
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Letture di inizio anno

«La bipolarità di un padre è un coltello lanciato nel vuoto ma verso di te che ne sei la figlia. Mio padre è pianti convulsi e disperati, si getta addosso, grida di avere pietà di lui per concedergli il tuo corpo, come se aggrapparsi ad esso potesse riportarlo alla serenità.[…] Mia madre invece è la donna che con l’età della consapevolezza ho scelto sempre di chiamare Lina, perché mi piace. E Lina, sì, perché crescendo ho anche creduto che “mamma o madre” fossero di un’intimità che non eravamo in grado di poterci permettere. Non ancora. Mia madre è la moglie di mio padre. È il sacrificio che l’ha allontanata dalla sua stessa vita, quella di donna. […] Mia madre è l’assenza nella mia vita e l’ossessione in quella di mio padre».

Nel suo romanzo d’esordio Isabella Borghese, giornalista, racconta la storia di Francesca, una vita segnata dalla malattia del padre e da amori contrastanti che mettono in gioco la sua identità sessuale, storie di sentimenti che restano sullo sfondo ma che le permettono di trovare la sua strada per decidere della sua vita. È il racconto in prima persona di una patalogia, la depressione bipolare, di cui si parla poco, soprattutto di cosa significa viverla quotidianamente come figlia. È la storia di una emancipazione sofferta ma necessaria. Una scrittura pulita, che promette bene.

Isabella Borghese, Dalla sua parte, Edizioni Ensemble, 2013, 192 pagine 15 euro

 

 

«Commentare che è finito il patriarcato come forma di dominio sul corpo delle donne è un primo passo importante già compiuto grazie alla rivoluzione femminista avvenuta in tutto il mondo. Anche laddove la legge dello Stato e i comportamenti sociali maschili sono ancora fortemente patriarcali, le donne non ne sono più soggette, la loro mente è libera dalla sottomissione e, grazie a questa libertà, ovunque, mentre scrivo, le mie simili inventano forme di lotta nell’ambito della richiesta dei diritti umani, seguono pratiche di sottrazione, creano legani segreti fra loro, o sempre più spesso abbandonano i propri persecutori». Non sono così convinta come l’autrice che sia finito il dominio patriarcale sui corpi e sulle menti delle donne, ma è indubbio che in molte cercano di reagire e di trovare vie di emancipazione e liberazione. Il saggio di Buttarelli è una disamina attenta di come è possibile ripensare la democrazia e la convivenza fuori dalle logiche maschili della rappresentanza e del potere. Il fulcro è la sovranità intesa come pratica di relazioni, non spartizioni di quote ma condivisione di benessere reale.

Annarosa Buttarelli, Sovrane. L’autorità femminile al governo, Il Saggiatore, Milano 2013, 240 pagine, 18 euro

 

«Si può scegliere di vivere senza vedere la devastazione che ci circonda, oppure decidere di essere vivi e cooperare per creare una forma di economia alternativa. È ora di iniziare a considerare il denaro unicamnete come un mezzo per facilitare alcuni scambi commerciali necessari e a ridimensionare il suo potere. […] È arrivato il momento di costruire un sistema economico basato su quei principi che mettono al centro i diritti delle donne e della natura»: è sempre molto chiara Vandana Shiva nel ricordarci che il tempo fugge e c’è bisogno di decidere da che parte stare. L’intervento della attivista e ambientalista indiana introduce il volume collettaneo che indaga la relazione fra i temi dello sviluppo sostenibile e i valori e saperi delle società matrilineari o matriarcali.

Oltre al volume è disponibile online il documentario . Interventi di Maria G. Di Rienzo; Luciana Percovich; Bruna Bianchi; Genevieve Vaughan; Riane Eisler; Stefano Mercanti; Veronika Bennholdt-Thomsen; Francesca Rosati Freeman; Angela Dolmetsch; Michela Zucca; Morena Luciani; Lorella Zanardo; Domenico Matarozzo; Beppe Pavan; Monica Lanfranco; Daniela Degan; Marco Deriu; Roberto Tecchio; Angela Caso.

Francesca Colombini e Monica Di Bernardo (a cura di), Matriarché. Il principio materno per una società egualitaria e solidale, Exòrma edizioni, Roma 2013, 244 pagine 15 euro

 

«Fino a pochi anni fa, proprio dietro il Santa Maria c’era un campo nomadi. Nel 2011 è stato smantellato, ma ogni tanto alcune famiglie usano ancora accamparsi da quelle parti, prima di essere nuovamente cacciate. Lì vicino, ogni domenica, rom e robivecchi danno vita a un abusivo e informale mercato dell’usato, meta di cacciatori d’affari o di cose a bassissimo prezzo. Dal parco del manicomio il campo rom era raggiungibile attraverso un buco ritagliato nella rete di recinzione. Una porta irregolare, perfetta per entrare fuori o uscire dentro, che sarebbe piaciuta a Basaglia». È una bella, divertente e irregolare guida alla scoperta di Roma, quella scritta a 8 mani da una giornalista, una architetta, un giornalista e un grafico. Non solo si racconta del manicomio cittadino, il Santa Maria della Pietà a Trionfale, ma sono proposti itinerari che svelano l’anima ribelle della capitale. Dal Forte Bravetta al quartiere Tuscolano, dal rione Sallustiano a Torpignattara, dai luoghi famosi e turistici a quelli che non finirebbero mai in una guida mainstream, come il Cie di Ponte Galeria. Un inedito racconto a puntate di una città notoriamente considerata ‘sorniona’ e che invece riserba storie di conflitti e ribellioni.

Rosa Mordenti, Viola Mordenti, Lorenzo Sansonetti e Giuliano Santoro, Guida alla Roma Ribelle, Voland, Roma 2013, 377 pagine 16 euro

 

«Il 16 maggio si sente proprio male. È passato un anno esatto. È il primo anniversario della sua malattia. Un pensiero l’ossessiona e la terrorizza: che di nuovo le capiti qualcosa di improvviso e grave, come l’anno precedente. Si rivede a Verona, a casa della sua amica linguista, mentre beve una tazzina di caffè prima di andare al convegno dove è attesa una sua relazione. Mentre beve, sente una lieve fitta alla schiena, orizzontale, da una anca all’altra. Non ci fa caso, è un doloretto… ».Vita Cosentino racconta magistralmente in terza persona come le è cambiata la vita, dal momento che una malattia invalidante l’ha colpita. Non era un semplice dolore, era una paraplegia incompleta. Da quel giorno nulla è più come prima, ma pian piano la nuova quotidianità si riempie di presenze, gesti, emozioni. Questa sorta di diario vorrebbe essere anche un “segno tangibile e duraturo della [sua] gratitudine” alle amiche e al marito che le sono accanto mentre, come scrive Muraro nella prefazione, “lotta per rifarsi una vita salvando quella di prima”.

Vita Cosentino, Tam Tam, Nottetempo, Roma 2013 101 pagine, 7 euro

Pubblicato su Letterate Magazine

 

Barbara Bonomi Romagnoli
barb.bbr@gmail.com
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