Barbara Bonomi Romagnoli | Olanda, dalle urne la conferma a Balkenende
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Olanda, dalle urne la conferma a Balkenende

La regina Beatrice avrà certamente bisogno di qualche giorno in più per sciogliere il bandolo della matassa post elettorale. Dopo aver ricevuto i partiti usciti vincenti dal confronto, oggi saranno chiamati a colloquio i partiti più piccoli.

Alcuni per la prima volta in Parlamento, come gli animalisti, altri come la Cu di ispirazione calvinista che potrebbe rientrare in una eventuale maggioranza con la Cda di Balkenende e il Pvda di Bos, sempre che la regina riesca a mettere d’accordo i due leader. A destra e a sinistra si sente ripetere che non si vuole governare con l’ex liberale Wilders, che con il suo Partito della Libertà si è aggiudicato ben nove seggi e in qualche modo ha fatto da catalizzatore per l’elettorato della destra sociale e per gli eredi di Pim Fortuyn. Wilders certamente non resterà semplicemente a guardare, anzi grida allo scandalo del “cordone sanitario” che gli avrebbero costruito attorno gli altri partiti. Stando ai numuri, quattro sono gli scenari possibili Cda-Pvda-Cu o Cda-Pvda-D66 per governi di centro destra, o, volendo scegliere la sinistra, la coppia Cda-Pvda può optare o per i verdi del GroenLinks o per i socialisti (Sp).
Come scrive Perro de Jong, giornalista di Radio Netherlands, la confusione politica olandese sembra però stimolare più la frenesia, e l’interesse, dei media stranieri, mentre “qui nei Paesi Bassi conosciamo a mala pena che cosa dobbiamo fare dei risultati di questa elezione”.
Tra i politici i commenti non mancano, c’è chi ha festeggiato con i propri sostenitori e chi, come nel caso di Wouter Bos, riflette sulla grossa perdita riportata dal suo partito e suggerisce alla Cda di considerare il segnale arrivato dal voto, che indica in ogni caso una volontà di cambiamento.
Più difficile è capire cosa ne pensano gli olandesi di quanto è accaduto, considerando anche che hanno votato circa un milione di elettori immigrati e che sul tema della integrazione, sebbene messo sotto coperta durante la campagna elettorale, non si sono ancora spente le polemiche.
Gli olandesi di queste cose non parlano volentieri in pubblico, vige la regola della riservatezza assoluta sul voto, frutto della cultura calvinista profondamente radicata nel paese. Appare evidente, analizzando i risultati, che il Pvda ha perso terreno importante nei grandi centri urbani, dove maggiormente si sentono i conflitti sociali e dove è cresciuto notevolmente il partito dei socialisti di Marijnissen.
I laburisti restano il primo partito ad Amsterdam, Rotterdam, Den Haag e Maastricht, ma con un calo sensibile rispetto alle politiche del 2003. Nelle città più grandi la maggioranza dei voti sono andati ai laburisti e ai socialisti tranne Groningen e Utrecht dove resta la coppia Pvda-Cda. A Nijmegen i socialisti sono diventati il primo partito, hanno di fatto raddoppiato, dal 12.3% sono passati al 25.3%, mentre il Pvda ha perso quasi dieci punti.
Ma è nei centri piccoli, dove la Cda ha confermato il suo primato, che sembra esserci stato lo spostamento dei voti dal Pvda allo Sp. Più in generale il paese sembra aver confermato il trend iniziato a marzo con le amministrative, dove già si era visto uno spostamento dell’elettorato a sinistra. Molti elettori non hanno riscontrato differenze tra il programma della Cda e quello del Pdva, e quest’ultimo ha suscitato molto malcontento per non aver preso netta distanza dalle politiche di centro-destra.
Lo spostamento a sinistra è guardato con sospetto, sia dagli elettori fedeli alla Cda, influenzati dal rigore religioso e dai valori morali che si ispirano alla famiglia, sia dai moderati del Pvda che ritengono Marijnissen, ex metalmeccanico, e il suo partito, di origine maoista-marxista-meninista, troppo estremisti. I socialisti da parte loro hanno sempre dichiarato di non voler governare con la Cda, ma dopo essere risultati gli effettivi vincitori della consultazione sono disposti a parlare con il partito di maggioranza relativa per una eventuale coalizione di governo e Marijnissen suggerisce alla Cda di prendere più tempo per riflettere sul voto.
L’elettorato olandese appare molto fedele alla delega espressa con il voto, si rimette alla politica e alle sue negoziazione e il senso comune sembra far appello al noto “poldermodel”, il metodo del consenso con cui arrivare a trovare una via di mezzo, una soluzione che accontenti tutti senza troppi eccessi. Ma è improbabile tornare al colore viola che ha caratterizzato alcuni precedenti governi di coalizione tra liberali e i social-democratici, vista anche la significativa perdita di seggi da parte dei liberali del Vvd.
Alcuni commentatori concordano nel dire che dopo l’impasse che ha portato alla caduta del precedente governo, dovuta anche all’impopolarità raggiunta dalla ministra “di ferro” Rita Verdonk (Vvd), i toni sulle tematiche più scottanti dell’immigrazione, e sulle implicazioni sociali che comporta, si sono ammorbiditi, convinti in molti che l’Olanda sia un paese tollerante e accogliente.
Senza dubbio è stata cruciale la crescita economica registrata negli ultimi mesi, attestata al 3%, che ha ridato credibilità alla Cda e alle sue politiche di austerità.
I dati ufficiali dicono che la disoccupazione è al 4% e l’inflazione è scesa sotto l’1%: indici significativi raggiunti con politiche neoliberiste ma che hanno convinto lo spirito pragmatico, e attento al soldo, dell’elettorato olandese.
Ma qualunque sia la coalizione che prenderà in mano il governo, la realtà sociale del paese è fintamente pacificata, come hanno più volte ripetuto i socialisti di Marijnissen.
A parte una fascia privilegiata, molte comunità migranti restano al margine della vita del paese, c’è chi sostiene che sia dovuta a una fondamentale “ipocrisia” della cultura olandese chi ad una eccessiva chiusura soprattutto delle comunità islamiche. In molti ripetono che la cultura olandese è contro ogni tipo di discriminazione e che le opportunità ci sono per tutti. Il confine tra integrazione e assimilazione sembra essere molto labile, la maggioranza delle giovani donne islamiche indossa il velo per rivendicare la propria identità culturale e molte associazioni musulmane, benchè contrarie all’uso del burqua nei luoghi pubblici, sono contrarie ad una legge che ne imponga il divieto.
Resta molto alta la percentuale di migranti, anche di seconda generazione, con un basso tasso di scolarizzazione e quindi con oggettive difficoltà di inserimento. Negli ultimi mesi, nonostante quasi tutti i partiti abbiano puntato molto in campagna elettorale sul tema dell’istruzione, i centri regionali per l’istruzione, che tra l’altro erano quelli che finora avevano garantito corsi gratuiti di olandese per migranti, hanno subito dei gravi tagli con conseguente riduzione del personale. A insegnanti con esperienza decennale e contratti di categoria sono stati sostituiti giovani precari reclutati con agenzie di lavoro interinale.
Ma neanche gli olandesi possono esultare, è aumentato il divario tra ricchi e poveri, così come la flessibilità nel mondo del lavoro e il taglio ai fondi per la spesa sociale.
Nei Paesi Bassi in pochi si stupiscono che la AbnAmro abbia annunciato via email ai suoi dipendenti che entro fine anno 500 di loro, su 2000, verranno licenziati. Forse si stupiscono solo i socialisti “estremi” di Marijnissen che da sempre criticano le scelte di liberalizzazione economica e sociale del precedente governo e che, non a caso, hanno sostenuto il no alla costituzione europea, per dire sì a reali politiche di integrazione, sviluppo economico e redistribuzione delle risorse. Che andranno al governo o no, è sicuramente su questo che i socialisti dovranno continuare a lavorare.

pubblicato su Liberazione, www.liberazione.it

Barbara Bonomi Romagnoli
barb.bbr@gmail.com
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