Diventa la tua personaggia

Viene voglia di fare un gioco con le amiche, ognuna sceglie un personaggio e recita a soggetto. Viene voglia di leggerlo ad alta voce di fronte ad una classe di adolescenti che forse non ha sentito mai nominare la maggior parte delle donne che sono raccontate in queste pagine. Viene voglia di fare bookcrossing e lasciare una copia sulla panchina vicino casa.

E soprattutto non passa la voglia di leggerlo una volta che si è preso in mano.

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Un mondo più giusto in una tazzina di caffè.

L’illuminazione è sempre inattesa e quando arriva cambia la vita. A Paola Donadoni, 44 anni, è successo mentre andava controvoglia a fare un colloquio di lavoro per un posto che non sentiva suo, lontanissimo dai suoi studi: un’azienda cercava venditori porta a porta di macchine per caffé e lei si chiedeva: «Che senso ha che io, con la mia laurea in lettere, la mia specializzazione in Archivistica alla scuola Vaticana, il mio dottorato in storia, anni di lavoro super specializzato vada a questo colloquio?» Anche la risposta arrivava da sé: «Forse la curiosità di vedere un mondo che non ho mai neanche sfiorato o forse la frustrazione dei mesi passati a cercare uno straccio di lavoro “qualificato”».
Mentre si incamminava, ecco che le appare davanti l’illuminazione: c’è almeno una cosa a cui nessun italiano, neanche travolto dalla crisi, rinuncerà mai: una calda, fumante, profumata, rassicurante tazzina di caffè.
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E adesso chi si assume la responsabilità?

È arrabbiata. Di più, è infuriata Angela Bruno, la manager-Lombardia diventata famosa per il siparietto di Berlusconi presso la sua società, la Green Power Spa di Milano, alla vigilia delle elezioni. Green Power è certamente un’azienda all’avanguardia su energie rinnovabili ed ecocompatibili, molto meno sui temi del sessismo e dei diritti delle lavoratrici. Non solo la dirigenza dell’azienda ha ritenuto normale che Berlusconi offendesse una sua collaboratrice con le sue oramai note battute sessiste e volgari, ma ha anche preso le distanze dalle lamentele di Angela Bruno, anzi dopo «avermi fatto ogni tipo di pressione hanno falsamente comunicato e divulgato a mio nome che io fossi stata “onorata” da quelle battute».

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Lettera dal carcere di Rebibbia

A giugno del 2012 Giulia Marziale, trentacinquenne abruzzese residente a Perugia, è stata arrestata insieme ad altri nell’ambito dell’inchiesta sul terrorismo internazionale portato avanti da presunte cellule anarchiche italiane, greche e spagnole.
Un’operazione condotta dai Ros e dal generale Ganzer, condannato in primo grado a 14 anni di prigione, 65mila euro di multa e interdizione perpetua dai pubblici uffici per traffico internazionale di droga. Evidentemente l’interdizione non è stata eseguita e, in attesa del processo d’appello e prima di andare in pensione, Ganzer ha chiuso la carriera con dieci arresti e ventiquattro denunce di presunti affiliati alla Federazione Anarchica Informale.

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Giua, sospiro mediterraneo

È una donna solare e un’artista generosa. Sul palco le dita si muovono veloci sulle corde della chitarra classica e la voce, fra le più belle ascoltate negli ultimi anni, le insegue con grazia e passione. Sfumature vocali che si accordano alla sua scrittura a volte ironica, spesso intima e mai banale, fra giochi di parole, rime e allitterazioni. È Giua, giovane cantautrice, chitarrista e autrice di gran talento, ha vinto numerosi premi e riconoscimenti per il suo lavoro e per la sua “voce scalza su parole essenziali”.

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Scuola, cancellazione di genere

«Le donne sono cancellate dai programmi. È scandaloso che nelle Indicazioni nazionali del 2010 e nel bando dell’ultimo concorso a cattedre il programma di Italiano comprenda una sola scrittrice su trentacinque, quello di Filosofia nessuna filosofa. Ma non è solo una questione di numeri, né è nostra intenzione far partire un “totonomi” delle grandi scrittrici cancellate. Il canone scolastico è anch’esso un prodotto storico culturale e dovrebbe essere analizzato e criticato in quanto tale. Se i programmi scolastici cancellano le donne come si possono impostare programmazioni che formino cittadine e cittadini forti e consapevoli, nel rispetto gli uni delle altre? Si potrebbe rispondere: c’è la libertà di insegnamento. Certo. E sono molte le insegnanti e gli insegnanti che insegnano i programmi in una prospettiva di genere. Ma davvero, per una questione di così grande importanza, ci si può accontentare della buona volontà di una minoranza?

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