Barbara Bonomi Romagnoli | Pink Bee Revolution
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La politica, la passione, l’amore: storie di donne internazionaliste

Intervista a Paola Staccioli e Haidi Gaggio Giuliani

Tamara Bunke, Elena Angeloni, Monika Ertl, Barbara Kistler, Andrea Wolf, Rachel Corrie. Due tedesche, una svizzera, una italiana, una americana, una argentina di origine tedesca.
Sono le protagoniste di “Non per odio ma per amore. Storie di donne internazionaliste” [Derive Approdi, 2012], libro scritto a quatto mani da Paola Staccioli e Haidi Gaggio Giuliani.
Pagine costruite in un rimando continuo fra passato e presente, fra le vicende di queste donne e quello che significano oggi per noi, donne, e uomini, del futuro. Sono sei storie accomunate dalla scelta di abbandonare i privilegi e le comodità della propria vita per andare a lottare a fianco di popoli in rivolta. Per ragioni varie, per realizzare il comunismo, per pacifismo, per l’esigenza di liberarsi e aiutare a liberare altre persone dal giogo dell’oppressione che come sappiamo ha tanti volti.
Non è un libro facile, non si legge tutto d’un fiato, ha bisogno di pause. Perché sono storie tanto belle quanto dolorose, che ci chiamano in causa sui nostri egoismi e timori di affrontare i conflitti, di prenderne parte e scegliere da che parte stare. Ma è un libro necessario, perché alimenta la memoria, radice preziosa per ogni battaglia futura.

Se la telepatia è fuori legge

«Sarei dovuto scendere più a fondo in quella trance leggera, sfruttandola per chiamare Nord, per cercare di capire perché mi ritrovavo, adesso, nella Security Tower, davanti a un miliziano dalla tuta nera coperta di tracce di sangue. Ma Nord, dovunque fosse il territorio della telepatia, in quello spazio dentro il mio cervello, non c’era». La scrittura di Laura Pugno è essenziale, senza fronzoli, giri di parole, fredda quanto è freddo il paesaggio che descrive ne La Caccia, il suo ultimo breve, intenso romanzo.

La terra riconquistata dalle donne

Si gira il mondo a piedi, si incontrano migliaia di persone, con molte si scambiano idee e progetti, si raccontano storie e si ascoltano lingue diverse, si assaggiano delizie e cibi mai visti o conosciuti prima. Sono alcune, delle tante ricchezze che si riportano a casa dopo le giornate del Salone del Gusto – Terra Madre 2012 [www.salonedelgusto.it].

Un enorme spazio nel quale è stato possibile trovare un mercato nazionale e internazionale, presidi Slow Food e fra le comunità del cibo quella delle Donne in Cammino di Catanzaro; Laboratori del Gusto e Incontri con l’Autore o con ingegneri agronomi erranti impegnati nella difesa del suolo, come Claude e Lydia Bourguignon; poi, ancora, degustazioni di mieli uniflorali italiani, l’Honey Bar con centinaia di mieli da tutto il mondo, teatri del gusto, percorsi educativi, conferenze, dibattiti. E, nello snodo fra i tre Padiglioni del Salone e l’Oval di Terra Madre, ci sono le cucine di strada una accanto all’altra, le felafel arabe e le piadine romagnole, piccole osterie e una grande enoteca con 1200 etichette delle migliori cantine italiane.

Tante, tantissime le donne protagoniste: cuoche, produttrici, agronome, personal shopper – studentesse della facoltà di Scienze Gastronomiche che hanno accompagnato piccoli gruppi in un percorso fatto di sapori, odori e immagini – le raccoglitrici di sale, le volontarie e le consumatrici curiose di scoprire cose nuove.

Guida ragionata all’uccisione del padre

Torniamo a Tenera Valse. Torniamo a parlare di lei, scrittrice irriverente, sex worker per scelta e per passione. Con il suo Portami tante rose [Cooper, 2011] ha fatto discutere, anche negli ambienti progressisti e femministi, su quel nodo che è la prostituzione libera e consapevole.
Torniamo a Tenera e alla sua scrittura evocativa e colta, limpida e fantasiosa, così come lei torna a parlare di corpi, umori, sessualità, donne e bambini. Ma, soprattutto, di cultura maschile e potere, di relazioni familiari che viste da vicino non sono per nulla normali, di una liberazione possibile e necessaria.
Il suo nuovo romanzo [Anatomia della ragazza zoo, Il Saggiatore, 2012] è la storia di una famiglia medio borghese, simile a tante altre, in cui crescono due femmine e un maschio, adolescenti negli anni Settanta, dove il padre è l’uomo colto che porta i soldi a casa e la madre è la depositaria del sapere della tradizione, dell’economia domestica per far tornare i conti.

Io ci sono e lo dico!

Intervista a Giovanna Covi

«Noi letterate siamo profondamente convinte che la forma non sia che l’estensione del contenuto, persuase che lo stile non sia mai un fatto puramente estetico ma sempre un atto anche etico e politico, sicure che lingua e immagini in quanto materia del pensiero siano anche materia inscindibile dalle nostre azioni. Noi sosteniamo che la violenza fisica è sempre anche violenza verbale e intellettuale. E che la lingua non è mai neutra»: è un messaggio potente, inequivocabile, chiaro e comprensibile, oltre che condivisibile. È stato scelto per introduce l’iniziativa “Io ci sono e lo dico!” promossa dalle Letterate di Trento e rilanciata dalla Società italiana delle letterate [Sil] su un tema che fatica ancora a diventare prioritario nel dibattito pubblico. È una di quelle questioni considerate roba da femministe ottuse, da donne che si fissano su dettagli considerati irrilevanti. Non è esattamente così, perché si tratta di quel sessismo tradotto in parole – quelle usate ma soprattutto quelle che esistono e che non vengono, volutamente, adoperate – che sostiene e alimenta il sessismo che si traduce poi in disuguaglianza, discriminazione, violenza.

Don’t – Non diventare una di quelle che…

Potete essere: bella e/o intelligente e/o simpatica e/o con tutti i numeri al posto giusto. Eppure non trovate uno straccio di uomo che voglia portarvi a letto e/o continuare a farlo. Perché? Ve lo spiegano Margherita Napoli, psicoterapeuta (www.arpesonline.it); Fabrizio Quattrini, sessuologo (www.iissweb.it); Francesca Tripo­di, psicologa (www.sessuologiaclinicaroma.it).

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