Barbara Bonomi Romagnoli | Pink Bee Revolution
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Speciale Covid 19 – Intervista a Sara Gandini

11 maggio 2020

“Quando si effettua una selezione di competenze e qualità la scelta dovrebbe essere in base al merito. Siamo certe che anche soltanto una maggiore attenzione nell’applicazione di quest’ultimo criterio avrebbe certamente portato alla selezione di un adeguato numero di donne all’interno delle varie commissioni, di cui sicuramente avrebbe beneficiato la gestione dell’Emergenza Covid-19. Da ora in avanti pretendiamo che un equilibrio di genere negli organi di rappresentanza e nelle commissioni tecniche e scientifiche sia una priorità assoluta”: è un passaggio dell’appello rivolto i primi di maggio dalle scienziate italiane al Governo italiano. Fra loro, anche Sara Gandini, laureata in statistica e specializzata in Biometria e Epidemiologia, direttrice dell’unità “Molecular and Pharmaco-Epidemiology” presso il dipartimento di Oncologia Sperimentale dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (IEO). Dal 2016 è anche professoressa a contratto di statistica medica presso l’Università Statale di Milano ed è autrice di più di 200 articoli su riviste nazionali ed internazionali.

Speciale Covid 19 – Intervista a Leila Victoria Methnani, Angelica Di Pietro e Giovanna Mola

Roma 27 aprile 2020

“Quando il mio WhatsApp è stato invaso dall’ennesimo audio-catena dell’amico dell’amica della zia del vicino del medico dell’ospedale X che mi invitava a fare indigestione di vitamina C contro il coronavirus, ho subito capito che qualcosa anche tra i miei contatti non andava, ed ho intuito che le fake news presto sarebbero state le mie nuove colleghe di lavoro”: Leila Victoria Methnani ha 24 anni ed è neolaureata in Comunicazione scientifica biomedica all’Università La Sapienza di Roma.

Con Angelica Di Pietro, collega in Comunicazione scientifica biomedica, e Giovanna Mola laureata in Biotecnologie Genomiche, all’indomani del titolo preso hanno provato ad affacciarsi al mondo del lavoro e si sono trovate dinanzi il Covid-19.

Tacciano le madri, ascoltiamo le figlie

Cominciare dalla fine, senza svelare la trama, per andare a leggere “la loro storia”: cinque donne, qualche uomo, un’isola su cui si ritrovano tutte, una voce narrante che infine recita “lei sa di cosa ho bisogno. Sa che per esistere, per avere la giusta consapevolezza di te, devi possedere una storia che ti precede (e che ti continua, ha detto una volta), perciò non ho mai dovuta pregarla. È stata lei a spiegarmi da dove vengo e perché e a raccontarmi della repubblica delle madri”.

È qui, nella storia che ognuna di noi ricostruisce, che risiede, almeno così mi è parso, il senso profondo dell’ultimo romanzo di Maria Rosa Cutrufelli, L’isola delle madri [Mondadori, 2020].

Speciale Covid 19 – Intervista a Francesco Cocco

Roma, 15 aprile 2020

All’indomani delle prime rivolte nelle carceri italiane, Francesco Cocco ha iniziato a Modena a fotografare il tempo del Covid19. Dal 10 marzo fotografa nei presidi ospedalieri dove gli è stato dato il permesso dalla Ausl, nelle tende davanti ai pronto soccorso dove si effettuano i pre triage, muovendosi fra Sassuolo, Vignola, Mirandola e Pavullo.

Avvicinandosi con prudenza in questi ultimi giorni al cuore, alla terapia intensiva, perché, anche se ci si arriva dopo “è un avanposto fondamentale dove – racconta Cocco – non ho visto solo anziani, sfatiamo questa idea, ma anche dei giovani”.

La violenza al tempo del virus

Lei esce sul balcone e si mette a suonare il flauto, quello che si usa alle scuole medie per iniziare ad avvicinarsi alla musica, lui inizia a urlarle contro da dentro casa, poi le si avvicina violento e inizia a strattonarla. Non sappiamo se lui sia il marito, il compagno, un anziano di casa. La sostanza non cambia.

Le donne e il lavoro

Il più grande nemico di una donna? La mancanza di tempo per se stessa. Non ha dubbi la giornalista e scrittrice Brigid Schulte, autrice di Overwhelmed: Work, Love and Play When No One Has the Time che in italiano potrebbe suonare più o meno così: Travolta: lavoro, amore e gioco quando non se ne ha il tempo. È una sensazione frustrante che va molto oltre il desiderio della stanza tutta per sé auspicata da Virginia Woolf, perché dentro e fuori qualunque “stanza” qualsiasi donna continua a essere sopraffatta e schiacciata da quell’insieme di lavoro produttivo, riproduttivo e di cura che, ancora oggi, nel 2019, traccia il discrimine netto fra lo status esistenziale e politico dell’essere maschio o femmina – quest’ultima, non necessariamente biologica e non necessariamente con prole, resta una femmina agli occhi della società e tali restano le aspettative su di lei.

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