Né Max né Mara sono iscritti al sindacato – Un padre-padrone nella civile Reggio Emilia

[scritto in collaborazione con Massimiliano Boschi]

Confindustria raggruppa, su base volontaria, più di 110 mila imprese, ma tra queste non figura Max Mara. La casa di moda di Reggio Emilia, infatti, nonostante il fatturato vicino al miliardo di euro [1.900 miliardi delle vecchie lirette], le 1.200 boutiques in tutto il mondo, e i 2.700 dipendendi [dei quali l’80 per cento sono donne], è uscita nel 1976 dalla FederTessili, mantenendo comunque un forte peso nell’associazione industriale territoriale, per non riconoscere il Contratto collettivo nazionale di lavoro. Da allora non vi è più rientrata. Responsabile di questo scelta è il Cavalier Achille Maramotti, fondatore e padre padrone dell’azienda. Così, allo stato attuale, l’azienda non ha praticamente relazioni con il sindacato.

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“Non mi sono ancora Espresso. Ecco cosa penso davvero di Berlusconi” – intervista a Dario Fo

«Nessuna Guerra è santa, nessuna guerra è giusta: Francesco d’Assisi, giullare di Dio, avrebbe detto questo e io lo ripeterò più volte, stasera a teatro». Dario Fo ci accoglie con queste parole, un po’ affaticato ma pungente come sempre. A Roma per un’intensa settimana di spettacoli con Franca Rame, da “Mistero buffo” a “Fabulazzo osceno”: festeggiano cinquant’anni di vita in comune. Per questo il Premio Nobel italiano non potrà andare a Porto Alegre, dove era stato invitato, “e avrei voluto essere lì”. Fo è convinto che “l’importante è non accettare il silenzio: bisogna manifestare non tanto nel senso di marciare, quanto di comunicare, rendere partecipe la gente, mettere in rete i saperi”. Soprattutto ora che al governo c’è Berlusconi, che tanto preoccupa anche i nostri colleghi della televisione France 2, insieme ai quali abbiamo chiesto a Fo di spiegarci meglio i suoi timori.

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Secondo il governo Berlusconi in Italia il razzismo non esiste – A Durban la conferenza mondiale contro la discriminazione razziale

La Conferenza mondiale contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e le relative intolleranze si apre il 31 agosto nella città sudafricana di Durban e fino al 7 settembre impegnerà circa seimila delegati provenienti da tutto il pianeta. Ma è una conferenza che ha fatto discutere. Decisa dall’Alto Commissariato delle Nazioni unite nel 1997 e assegnata due anni più tardi al Sudafrica in ragione dei progressi compiuti – almeno sul piano istituzionale e simbolico – nella lotta al razzismo e nel tentativo di superare senza traumi la dolorosa eredità dell’apartheid, la Conferenza, la terza sul tema dopo quelle di Ginevra del 1978 e del 1983, è stata nelle ultime settimane al centro di polemiche fra gli stati membri dell’Onu.

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Diario di bordo – In marcia con gli zapatisti

24 febbraio

Prime luci dell’alba, intorno solo vegetazione sconosciuta, palme e distese aride. Siamo in Messico da dodici ore, passiamo dall’aereo al pullman con destinazione San Cristobal. Fa caldo , un vento che arriva dall’oceano ci rinfresca un poco, non ci conosciamo ancora per nome tra compagni di viaggio ma già scambiamo battute, impressioni, esperienze: non sappiamo in realtà cosa ci aspetta ma l’inconsapevolezza ci dice che torneremo comunque trasformati da questa avventura. È notte quando arriviamo in Chiapas, tardi per ascoltare il primo acto della Comandancia ma ancora in tempo per vedere i passamontagna riversati nella piazza del paese, migliaia di persone che si appoggiano a dormire per terra, su cartoni o plastiche , donne, bambini e anziani. Noi da bravi occidentali ci rifugiamo in albergo e siamo pronti per entrare nella carovana.

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