I forum locali in Italia. Si preparano alla guerra – Verso Porto Alegre 2003

Per molti sono la sostanza del movimento italiano: gli oltre duecento forum sociali locali che dal 2001, all’indomani delle giornate genovesi, hanno promosso iniziative su temi locali e globali, con la continua ricerca di un dialogo tra culture e appartenenze differenti. Alla vigilia del terzo Forum mondiale abbiamo chiesto ad alcuni di loro una sorta di bilancio sull’ultimo anno, alla luce del Forum europeo di Firenze, e un’opinione sulle ipotesi di Riccardo Petrella, che parla di “terza fase” del movimento. Dalla Bassa Bergamasca al Sud Pontino, fino all’Alto Salento, i fori sociali sono nati ovunque, con metodi simili [assemblee e gruppi di lavoro] e spesso hanno creato dei fori tematici trasversali, che riuniscono l’Italia dalla Valle D’Aosta al Piemonte.

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La carota deve sapere di carota – intervista a Jacopo Fo

“Rilassati e goditi la vita: te lo meriti… Ma ricordati, che anche le formiche hanno i loro diritti”. È il motto della libera università di Alcatraz che sta immersa nell’Umbria, dove dal 1981 si inneggia al vivere sano, possibilmente per tutti. Ma ci sono anche delle avvertenze, anzi venti buoni motivi per non andare ad Alcatraz. Tra questi si segnala ai gentili ospiti che il cibo “sarà anche sano ma manca di classe: pasta e fagioli, spezzatini, verdure crude e focacce”. Parola di Jacopo Fo & C.
Quindi, niente melanzane senza semi, patate resistenti agli insetti, fragole con il gene del pesce baltico per farle resistere al freddo, tabacco con il gene della lucciola e dello scorpione perché non faccia la muffa… In una sola parola, non c’è traccia di ogm [organismi geneticamente modificati] ad Alcatraz.

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Gianni Alemanno, la rivoluzione che conserva – Il vertice della Fao e la politica del governo Berlusconi

“Dobbiamo governare la globalizzazione”, ha detto a fine maggio il ministro per le politiche agricole e forestali Giovanni Alemanno [An] a Cipro, durante l’incontro europeo in preparazione del summit Fao. “La fame nel mondo non è solo un problema di difficoltà di ricerca del cibo, ma anche di accesso ad esso”. Quali siano le sue proposte in merito e come voglia intervenire è più difficile capirlo.

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Né Max né Mara sono iscritti al sindacato – Un padre-padrone nella civile Reggio Emilia

[scritto in collaborazione con Massimiliano Boschi]

Confindustria raggruppa, su base volontaria, più di 110 mila imprese, ma tra queste non figura Max Mara. La casa di moda di Reggio Emilia, infatti, nonostante il fatturato vicino al miliardo di euro [1.900 miliardi delle vecchie lirette], le 1.200 boutiques in tutto il mondo, e i 2.700 dipendendi [dei quali l’80 per cento sono donne], è uscita nel 1976 dalla FederTessili, mantenendo comunque un forte peso nell’associazione industriale territoriale, per non riconoscere il Contratto collettivo nazionale di lavoro. Da allora non vi è più rientrata. Responsabile di questo scelta è il Cavalier Achille Maramotti, fondatore e padre padrone dell’azienda. Così, allo stato attuale, l’azienda non ha praticamente relazioni con il sindacato.

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“Non mi sono ancora Espresso. Ecco cosa penso davvero di Berlusconi” – intervista a Dario Fo

«Nessuna Guerra è santa, nessuna guerra è giusta: Francesco d’Assisi, giullare di Dio, avrebbe detto questo e io lo ripeterò più volte, stasera a teatro». Dario Fo ci accoglie con queste parole, un po’ affaticato ma pungente come sempre. A Roma per un’intensa settimana di spettacoli con Franca Rame, da “Mistero buffo” a “Fabulazzo osceno”: festeggiano cinquant’anni di vita in comune. Per questo il Premio Nobel italiano non potrà andare a Porto Alegre, dove era stato invitato, “e avrei voluto essere lì”. Fo è convinto che “l’importante è non accettare il silenzio: bisogna manifestare non tanto nel senso di marciare, quanto di comunicare, rendere partecipe la gente, mettere in rete i saperi”. Soprattutto ora che al governo c’è Berlusconi, che tanto preoccupa anche i nostri colleghi della televisione France 2, insieme ai quali abbiamo chiesto a Fo di spiegarci meglio i suoi timori.

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Secondo il governo Berlusconi in Italia il razzismo non esiste – A Durban la conferenza mondiale contro la discriminazione razziale

La Conferenza mondiale contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e le relative intolleranze si apre il 31 agosto nella città sudafricana di Durban e fino al 7 settembre impegnerà circa seimila delegati provenienti da tutto il pianeta. Ma è una conferenza che ha fatto discutere. Decisa dall’Alto Commissariato delle Nazioni unite nel 1997 e assegnata due anni più tardi al Sudafrica in ragione dei progressi compiuti – almeno sul piano istituzionale e simbolico – nella lotta al razzismo e nel tentativo di superare senza traumi la dolorosa eredità dell’apartheid, la Conferenza, la terza sul tema dopo quelle di Ginevra del 1978 e del 1983, è stata nelle ultime settimane al centro di polemiche fra gli stati membri dell’Onu.

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