Barbara Bonomi Romagnoli | Pink Bee Revolution
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Una Band per Carta – intervista ai Têtes de Bois

Roma, Campo de’ Fiori. Il 15 febbraio 1992 nevicava. E sotto la neve i passanti furono attratti da un’insolita performance, proprio ai piedi della statua di Giordano Bruno: sei musicisti, un gruppo elettrogeno con un’ora di autonomia e l’anima della musica racchiusa in un furgoncino, un Fiat 615 del 1956. A suonare erano i Têtes de Bois, band romana composta da Andrea Satta [voce], Carlo Amato [basso], Luca De Carlo [tromba], Angelo Pelini [pianoforte], Maurizio Pizzardi [chitarra], e Gianni Di Rienzo [batteria]. Da allora i Têtes de Bois continuano a girare l’Italia. Con l’ultimo cd, «Ferrè, l’amore e la rivolta», hanno vinto il premio Tenco 2002, come migliori interpreti di musica d’autore.
Tra un viaggio e l’altro hanno incontrato anche Carta, hanno deciso di diventare soci, e il 19 settembre suoneranno a Roma per sostenere la «ricapitalizzazione» della nostra cooperativa. Abbiamo conversato con Andrea Satta,anche autore e traduttore dei testi, che ci ha raccontato la loro storia.

Se i popoli europei facessero i loro Stati generali – Le sorti del movimento

Il mese scorso, durante il vertice dei capi di stato e di governo dell’Unione europea a Salonicco, è stata approvata la bozza della Costituzione europea, come testo base per i lavori della conferenza intergovernativa che, da ottobre, lavorerà alla stesura finale della Costituzione, prevista per febbraio 2004, prima delle elezioni europee.

Tutti i buchi delle carceri – Indagini sulla detenzione in Italia

La richiesta di autorizzazione per l’autopsia arriva via fax in tarda serata: in questo modo i familiari hanno saputo, il primo maggio scorso, che M.D.S., da tre giorni in carcere per il furto di un motorino, si era tolto la vita nella sua cella del reparto psichiatrico del carcere romano di Rebibbia. Aveva 41 anni e avrebbe dovuto scontare otto mesi e 15 giorni. Il giorno prima, sempre a Rebibbia, un ventenne, marocchino, si era impiccato con le lenzuola alle sbarre.

Modello Kosovo – intervista a Nuccio Iovene

Una guerra lampo questa volta in Iraq. Di nuovo sono state colpite case, mercati e strade, per esportare democrazia e diritti. I riflettori sono puntati su Baghdad e sembra che i media abbiano dimenticato la guerra “umanitaria” in Kosovo, per molti versi simile in modo inquietante alla guerra attuale: dalla debolezza sostanziale delle istituzioni sovranazionali [fu la Nato, e non l’Onu, a fare guerra alla Serbia] e, a conclusione dei bombardamenti, la necessità di tenere lì migliaia di militari che ancora oggi, quasi quattro anni dopo, presidiano la vita quotidiana di centinaia di migliaia di persone che non riescono a ritrovare la loro normalità”.
Nuccio Iovene è senatore dei Ds e membro della Commissione straordinaria per la promozione e la tutela dei diritti umani. È di ritorno da una missione di tre giorni in Kosovo, e si chiede se, dinanzi a questo scenario “l’Europa che avremo, quella dei venticinque paesi, può essere indifferente a questo buco nero”. Carta ha raccolto le sue impressioni di viaggio, tra Pristina, Mitrovica, Pec e i tanti villaggi sparsi per il paese.

I forum locali in Italia. Si preparano alla guerra – Verso Porto Alegre 2003

Per molti sono la sostanza del movimento italiano: gli oltre duecento forum sociali locali che dal 2001, all’indomani delle giornate genovesi, hanno promosso iniziative su temi locali e globali, con la continua ricerca di un dialogo tra culture e appartenenze differenti. Alla vigilia del terzo Forum mondiale abbiamo chiesto ad alcuni di loro una sorta di bilancio sull’ultimo anno, alla luce del Forum europeo di Firenze, e un’opinione sulle ipotesi di Riccardo Petrella, che parla di “terza fase” del movimento. Dalla Bassa Bergamasca al Sud Pontino, fino all’Alto Salento, i fori sociali sono nati ovunque, con metodi simili [assemblee e gruppi di lavoro] e spesso hanno creato dei fori tematici trasversali, che riuniscono l’Italia dalla Valle D’Aosta al Piemonte.

La carota deve sapere di carota – intervista a Jacopo Fo

“Rilassati e goditi la vita: te lo meriti… Ma ricordati, che anche le formiche hanno i loro diritti”. È il motto della libera università di Alcatraz che sta immersa nell’Umbria, dove dal 1981 si inneggia al vivere sano, possibilmente per tutti. Ma ci sono anche delle avvertenze, anzi venti buoni motivi per non andare ad Alcatraz. Tra questi si segnala ai gentili ospiti che il cibo “sarà anche sano ma manca di classe: pasta e fagioli, spezzatini, verdure crude e focacce”. Parola di Jacopo Fo & C.
Quindi, niente melanzane senza semi, patate resistenti agli insetti, fragole con il gene del pesce baltico per farle resistere al freddo, tabacco con il gene della lucciola e dello scorpione perché non faccia la muffa… In una sola parola, non c’è traccia di ogm [organismi geneticamente modificati] ad Alcatraz.

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