Sui maschi, ancora

Introduzione allo speciale pubblicato su Leggendaria 115

 

Mettersi in discussione costa fatica, pubblicamente ancora di più, ma farlo insieme ad altri restituisce il senso di quello che siamo e vorremmo essere.

É forse per questo che il numero di Leggendaria dedicato ad indagare la cosiddetta “questione maschile” ha suscitato vivaci dibattiti, commenti e critiche, riflessioni e spunti per non chiuderla lì, la discussione, perché non fosse una semplice parentesi, uno squarcio veloce fra letterature e femminismi. Da qui questo nuovo focus, con altri interventi, molto differenti fra loro eppure con un filo comune che, mi pare, balzi subito agli occhi: per proseguire a ragionare di “uomini nuovi” è necessario un cambiamento radicale, uno smarcamento totale dai dispositivi eterodiretti nei quali nasciamo tutte e tutti, un desiderio rivoluzionario capace di ri-generarci anche oltre i generi.

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L’espresso che non vale un caffè

Ti si ferma lo sguardo su parole e immagine e subito hai un sussulto. Che la copertina faccia a pugni (chiusi come quelli delle Femen) con il titolo e l’inchiesta delle pagine interne, lo hanno già notato altre. Per il contrasto dei significati ma anche perché sono le solite tette a illustrarci “qualcosa” che dovrebbe, pur ammiccando agli uomini, riguardare solo le donne, come se la rivoluzione femminista non avesse riguardato, e non riguardi, l’altro sesso. Non solo, ogni volta che sento o leggo che “le donne hanno perso” mi dico che se perdono loro, perdono tutti.

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Di cosa parliamo quando parliamo di uomini

“Con tutta sincerità ammetto che la “questione maschile” – eccetto tutto ciò che concerne il tema della violenza – non mi appassiona. Mi pare che il dibattito si giochi su un livello di astrazione e genericità che non giova al ragionamento e alla conoscenza, rendendo vana ogni possibilità di cogliere qualche – seppur provvisoria e approssimativa – verità. Ma lo stesso tema, se declinato su terreni concreti e con focus specifici, diventa ricco di spunti”: così Monica Pasquino, portavoce di Scosse, associazione prettamente femminile nel suo gruppo ristretto ma aperta a uomini e donne, che aggiunge: “Aspettiamo con curiosità l’arrivo di un uomo nel cerchio più attivo dell’associazione, potrebbe essere un elemento di crescita per tutte noi da non sottovalutare”.
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La riduzione del danno

Fine agosto. A Vienna sfilano in migliaia per dire che questa vita non è vita, se donne e uomini, bambine e bambini, sono costretti dalla disperazione e dalla guerra ad affrontare esodi disumani e, pochi giorni dopo, nella remota Islanda decine di migliaia di cittadine e cittadini sono pronti ad accogliere i migranti in fuga. Sono pronti ad aprire le braccia, sarà un caso che il loro paese è considerato addirittura un paese femminista?
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Poco raccomandabile

Nel tempo della guerra dichiarata alla presunta “teoria del gender” la graphic novel di Chloé Cruchaudet andrebbe indicata come testo da studiare, dalle scuole medie e fino anche all’università. È un testo di rara bellezza, nell’intreccio fra parole e immagini virate seppia e qui e là sprazzi di rosso a indicare il sangue della guerra e della passione, il colore dell’amore e della trasformazione, un rosso vermiglio mai pieno ma sempre caldo ad accompagnare le linee morbide del tratto e una narrazione che scorre veloce.
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La macchina che abbraccia

“ – Se potessi decidere di non essere più autistica così, in un attimo, premendo un interruttore, mi rifiuterei – dice oggi Temple – L’autismo è parte di ciò che sono. È una cosa importante da dire. Io non mi offendo se mi paragonano ad un animale – spiega Temple. – Le mucche e i cani hanno caratteristiche ammirevoli. Non scatenano guerre spaventose dove moltissimi esemplari della loro specie vengono torturati o uccisi. Sono gli animali con il cervello più complesso, come gli scimpanzé, i delfini e gli uomini che si comportano nei modi più crudeli fra loro”.

A rileggere queste righe, nei giorni di Ventimiglia e della disperazione di migliaia di migranti, vengono i brividi. Sono le parole romanzate di Temple Grandin, nota docente della Colorado University affetta da autismo fin da bambina, protagonista anche di un racconto di Oliver Sacks.

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