Barbara Bonomi Romagnoli | Pink Bee Revolution
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Di cosa parliamo quando parliamo di uomini

“Con tutta sincerità ammetto che la “questione maschile” – eccetto tutto ciò che concerne il tema della violenza – non mi appassiona. Mi pare che il dibattito si giochi su un livello di astrazione e genericità che non giova al ragionamento e alla conoscenza, rendendo vana ogni possibilità di cogliere qualche – seppur provvisoria e approssimativa – verità. Ma lo stesso tema, se declinato su terreni concreti e con focus specifici, diventa ricco di spunti”: così Monica Pasquino, portavoce di Scosse, associazione prettamente femminile nel suo gruppo ristretto ma aperta a uomini e donne, che aggiunge: “Aspettiamo con curiosità l’arrivo di un uomo nel cerchio più attivo dell’associazione, potrebbe essere un elemento di crescita per tutte noi da non sottovalutare”.

La riduzione del danno

Fine agosto. A Vienna sfilano in migliaia per dire che questa vita non è vita, se donne e uomini, bambine e bambini, sono costretti dalla disperazione e dalla guerra ad affrontare esodi disumani e, pochi giorni dopo, nella remota Islanda decine di migliaia di cittadine e cittadini sono pronti ad accogliere i migranti in fuga. Sono pronti ad aprire le braccia, sarà un caso che il loro paese è considerato addirittura un paese femminista?

Poco raccomandabile

Nel tempo della guerra dichiarata alla presunta “teoria del gender” la graphic novel di Chloé Cruchaudet andrebbe indicata come testo da studiare, dalle scuole medie e fino anche all’università. È un testo di rara bellezza, nell’intreccio fra parole e immagini virate seppia e qui e là sprazzi di rosso a indicare il sangue della guerra e della passione, il colore dell’amore e della trasformazione, un rosso vermiglio mai pieno ma sempre caldo ad accompagnare le linee morbide del tratto e una narrazione che scorre veloce.

La macchina che abbraccia

“ – Se potessi decidere di non essere più autistica così, in un attimo, premendo un interruttore, mi rifiuterei – dice oggi Temple – L’autismo è parte di ciò che sono. È una cosa importante da dire. Io non mi offendo se mi paragonano ad un animale – spiega Temple. – Le mucche e i cani hanno caratteristiche ammirevoli. Non scatenano guerre spaventose dove moltissimi esemplari della loro specie vengono torturati o uccisi. Sono gli animali con il cervello più complesso, come gli scimpanzé, i delfini e gli uomini che si comportano nei modi più crudeli fra loro”.

A rileggere queste righe, nei giorni di Ventimiglia e della disperazione di migliaia di migranti, vengono i brividi. Sono le parole romanzate di Temple Grandin, nota docente della Colorado University affetta da autismo fin da bambina, protagonista anche di un racconto di Oliver Sacks.

“Le donne? Tutte viziose”. Christine de Pizan riscritta 600 anni dopo. Intervista a Silvia Ballestra

«Sembrano tutti parlare con la stessa bocca, tutti d’accordo nella medesima conclusione, che il comportamento delle donne è incline ad ogni tipo di vizio»: è da questa considerazione che Christine de Pizan, scrittrice francese di origine italiana della fine del Trecento, prende l’avvio per scrivere uno dei suoi testi più famosi, La città delle dame, in risposta a testi, a dir poco misogini, di Giovanni Boccaccio e Jean de Meung in cui si ripeteva che le femmine son tutte opportuniste, subdole e bugiarde.

Sono passati più di seicento anni e nonostante l’umanità abbia fatto diversi progressi, le donne, in stragrande maggioranza, sono ancora considerate di serie B, in molte fra le poche che raggiungono posizioni apicali lo fanno scimmiottando gli uomini e Chiese di varie fedi continuano a voler dire la loro su corpi e desideri femminili.

Chi sono i 30/40enni, alternativi, ma pure un po’ conformisti?

L’amicizia ai tempi di facebook ha molti volti, c’è chi nelle relazioni virtuali trova soddisfazione e godimento, chi è in bilico e cerca un equilibrio fra la tastiera e gli aperitivi in carne ed ossa, chi cerca nell’amicizia quel sostegno che non trova altrove, relazioni amicali che magari sostituiscano famiglie tradizionali incapaci di nuove forme di vita, di stare assieme senza schemi predefiniti: così accade nel nuovo romanzo di Paola Soriga, La stagione che verrà [Einaudi, 2015], dove Dora, Agata e Matteo, tutti originari della Sardegna, tornano a vivere nello stesso appartamento a Cagliari dopo essere stati diversi anni lontani dall’isola per studiare, viaggiare, lavorare.

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