A Roma Genderotica 2015, contaminazioni di arte queer

All’Eur c’è chi si preoccupa – il minisindaco Pd e il prefetto – di decoro nelle strade riferito al tema della prostituzione e come unica soluzione propone l’ennesima ordinanza in chiave securitaria che oltre a essere lesiva dei diritti delle/dei sexworkers continua ad alimentare un dibattito in chiave puramente moralista e repressiva.
A San Lorenzo, presso gli gli spazi di Nuovo Cinema Palazzo e Esc Atelier, c’è invece chi organizza – il collettivo Eyes Wild Drag – la quarta edizione del “Festival GendErotica. Contaminazioni di arte queer” che già dal titolo annuncia l’esistenza di una altra città e di una altra cittadinanza, aperta al confronto e al dibattito sui temi della sessualità, del genere, transessualismo, corpo ed erotismo, anche in chiave post-pornografica.
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Ascoltate cosa abbiamo da dire. Prostituzione e dintorni: il “piano” (sempre rimandato) del governo, una chiacchierata con Pia Covre e gli appuntamenti del 30 aprile a Roma

Il dibattito su prostituzione e dintorni è acceso, fuori e dentro il Parlamento, e la politica non manca di fare annunci. Come quello fatto il 16 aprile scorso da Giovanna Martelli, consigliera del presidente del Consiglio per le Pari Opportunità che in una nota stampa afferma: «Il Governo presto emanerà il Piano nazionale di contrasto alla tratta e alla prostituzione. Ma si apra una riflessione anche sugli utilizzatori finali». E aggiunge: «È precisa intenzione del governo licenziare in breve tempo il Piano Nazionale di contrasto al fenomeno della tratta. Questo è un passaggio fondamentale senza il quale non possiamo pensare di affrontare la forma peggiore di sfruttamento umano, quella che vede i corpi di donne e uomini venduti e comprati come puri strumenti, “produzione di valore”, da impiegare nel mercato, come mano d’opera a basso costo, come corpi da smembrare per l’espianto di organi, come corpi da offrire come oggetti di piacere». Alla richiesta di maggiori dettagli, informazioni su tempi e contenuti del “Piano” in questione, e se sono state contattate le dirette interessate, la consigliera Martelli non risponde.

Peccato. Allora rivolgo la domanda alle Lucciole di Pordenone, ossia il Comitato per i diritti civili delle prostitute (Cdcp) da decenni in prima linea con un prezioso lavoro culturale e politico per migliorare la condizione di chi si prostituisce, ma soprattutto per ribadire che qualunque sia la propria posizione non può venire meno il rispetto della dignità e dei diritti delle/dei sex workers. Non è una questione da poco considerando che anche nei movimenti delle donne e femministi ci sono posizioni oltranziste, guai a dire «Sex work is work».
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La scelta giusta. Il nuovo romanzo di Nadia Terranova

“L’università aveva dischiuso ad Aurora i propri cancelli insieme a un intero mondo di manifestazioni e collettivi. Lei ne fu frastornata, ma non tanto da lasciarsi scappare la prima occasione di tradire il padre: trovare conforto e speranza in una fede politica opposta. Da ragazzina Aurora non pensava che fosse possibile avere sul divorzio, o peggio sull’aborto, idee diverse da quelle respirate a casa e a scuola. Lei stessa, a tredici anni, disegnava svastiche sul diario cercando approvazione in famiglia. Entrando all’università, dalla dittatura del pensiero unico fu catapultata al mercato delle idee. C’erano il femminismo, il trotskismo, l’anarchia. Aurora si chiese cosa si nascondeva dietro a ognuna di quelle promesse di libertà e decise di prendere tempo per fare la scelta giusta”.

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Volevamo essere diverse dalle nostre madri, ci siamo scoperte mogli devote. Intervista a Clara Sereni

Essere una giovane donna fra il 1968 e il 1977 in Italia. Esserlo in una famiglia autorevole di origini ebraiche e progressiste e decidere di andare a vivere da sola nel centro di Roma, in un punto che è paradossalmente difficile da spiegare anche ai tassisti, pur essendo ad una manciata di metri da piazza del Popolo e dall’Ara Pacis, da Piazza Navona e dal Pantheon. Un luogo prezioso dove prendere confidenza con il resto del mondo, facendo fatica a mettere insieme l’affitto e la cena ma senza dolersene troppo, con l’esuberanza che ti permettono i vent’anni. Quando tutto è possibile e tutto – il lavoro, l’amore, la militanza politica – è ancora da provare e sperimentare. Una tana sgangherata che diventa una casa per tante e tanti, tutti quelli che busseranno alla porta negli anni per una spaghettata, una cantata, un letto dove stare. Un indirizzo che è diventato il nuovo libro di Clara Sereni, Via Ripetta 155 (Giunti, 200 pagine, 14 €), romanzo autobiografico in cui Sereni parla di sé e della sua generazione in maniera schietta, sincera, liberatoria. È un libro in cui si respira una bella aria, che non è solo quella degli anni in cui si è provato a cambiare il mondo, ma è anche quella di chi ripensa a quel periodo con appassionata malinconia e senza rimpianto nostalgico. È un racconto pungente, vivace, ritmato dalla musica popolare del Folkstudio di Roma, a cui Sereni ha dedicato tempo ed energie, ed è soprattutto una scrittura essenziale, che va dritta al punto. Anche quando è doloroso, anche quando i tempi precipitosamente mutano e dallo spazio collettivo si torna ad un orizzonte privato.
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Riavvolgere il tempo

Federica De Paolis non ha dubbi: «Il passato si può superare ma non si può prescindere da questo», è un tempo circolare che ritorna e avvolge la vita di ognuna di noi, di ogni persona che incontriamo. Così è anche per i protagonisti del suo nuovo romanzo Rewind , intrecciati in una vicenda che ha bisogno – come suggerisce il titolo – di essere letta a ritroso per essere compresa fino in fondo. In uno spazio-tempo che in qualche modo è anche quello del passato dell’autrice, per anni dialoghista e sceneggiatrice cinematografica, che ha ben conosciuto uno degli scenari su cui è costruita la storia, quel mondo del cinema che ritroviamo nelle pagine, e nel ritmo, del suo romanzo: Talila Tal è infatti l’addetta stampa di una grande casa cinematografica, capita di vederla al ristorante con John Travolta, e c’è stato un tempo in cui andava alle grandi feste a Venezia dove ci si confonde, ci si ama e ci si tradisce.
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Niente amore solo sesso Dai banchi alle “battute di caccia” – Intervista a Riccardo Iacona

Non è un libro lineare quello di Riccardo Iacona (scritto con Liza Boschin, Federico Ruffo, Elena Stramentinoli), appena uscito per Chiarelettere con il titolo Utilizzatori finali e che in parte riprende il lavoro fatto dal giornalista e dal suo team per la puntata di Presa diretta. Non è lineare per i sentimenti che suscita, per come è scritto, per le storie che racconta.

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