Barbara Bonomi Romagnoli | Paola Turci: «La felicità ha bisogno di partecipazione»
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Paola Turci: «La felicità ha bisogno di partecipazione»

«… in mezzo a questa confusione

tenerti la mano è la mia rivoluzione»

«E allora dimme te / Che sto ancora qui a combattere / Pe’ ’na guera de poveracci / Che s’ammazzano de baci / E finiscono pe’ stracci»: è potente, e taglia l’aria che minaccia pioggia, la versione acustica di questa canzone dedicata da Paola Turci ad Anna Magnani, e il romanesco è perfettamente in sintonia con il giardino del Buon Pastore, cuore della Lungara. La graffiante voce di Turci incanta con una scaletta di canzoni che parlano di dolcezza e amore, di ribellioni fatte con la tenerezza, perché «a chi alza i toni, noi rispondiamo con gentilezza, determinate ma gentili», chiosa la cantautrice dopo aver accennato alla questione dei migranti in mare. Siamo alla Casa Internazionale delle donne, che il 20 giugno scorso ha dato il via alla sua «Chiamata alle arti», iniziativa estiva per continuare a reagire contro ogni ipotesi di sfratto sostenuta dall’amministrazione capitolina, dove – vale la pena ripeterlo ancora – governa la prima Sindaca della lunga storia della Capitale.

 

Turci è stata fra le prime a rispondere alla sollecitazione della Casa che prevede un cartellone ricco di incontri, spettacoli, proiezioni e concerti, fra le ospiti anche Tosca, Paola Cortellesi, Piera Degli Esposti, Sonia Bergamasco, Zerocalcare, Noemi. E tantissime le volontarie e le associazioni che renderanno possibile tutto questo, perché #lacasasiamotutte ma ha bisogno di cura e sostegno, per questo tutte le serate saranno a sottoscrizione e aiuteranno a finanziare la «resistenza della Casa», animata dalla politica e cultura delle donne. Anche quelle che canta Turci: fragili e forti al tempo stesso, resilienti come quei bambini che «corrono sui muri neri di città / Sanno tutto dell’amore che si prende e non si dà» nella rima di uno dei sui successi alternati a magistrali cover, da Because The Night di Patti Smith a Un’emozione da poco di Anna Oxa, passando per Dio, come ti amo di Domenico Modugno e Hallelujah di Leonard Cohen. Sul palco Paola Turci accorcia le distanze col pubblico, scherza sull’uso del linguaggio sessuato così caro alle femministe, dichiara senza polemica di non amare le etichette, duetta con l’amica Fiorella Mannoia che tornerà alla Casa con un suo concerto, esprime la sua passione senza retorica. Anche nel backstage appare come una donna senza filtri, ti guarda dritta negli occhi mentre risponde alle domande, lo fa senza alterigia, è sincera come se parlasse ad una amica.

Cosa significa per te questo luogo, è una frequentazione del passato o senti l’urgenza del presente?

Non c’ero mai stata, lo conoscevo solo di nome. Come me, anche altre persone non sono mai state qui. Ma quando ho saputo di quel che sta accadendo ho capito che potevo fare qualcosa anche io, perché è un luogo prezioso per noi, per Roma, per la cultura. E cosa è la prima cosa che hai notato quando sei arrivata? Mi ha colpito il lavoro che tante donne hanno fatto, vedere le stanze dell’Udi ma anche quelle di Archivia e della memoria femminista. E poi qui ci sono trenta associazioni, fra cui Dire, la rete dei centri antiviolenza. Per loro con Loredana Bertè abbiamo fatto il concerto «Amiche in Arena» a Verona.

Questo è anche il luogo di una parola scomoda, che molte rifiutano: ti definiresti femminista?

Sorrido mentre ti rispondo, è una bella domanda. Si, mi ritengo una femminista di questo tempo e trovo ipocrita che sia considerata una parola scomoda. Ho sempre pensato che le donne avessero un ingiusto svantaggio sociale, pur essendo biologicamente più forti. Ma qui non è una gara a chi lo è di più: si tratta di uguaglianza, si tratta di avere gli stessi diritti. Purtroppo non è ancora così. Mi definisco femminista anche perché sono una donna autonoma e capace di scegliere liberamente, cerco di sostenere le lotte per le donne che hanno bisogno di maggiori strumenti.

Tornando al tuo luogo più prossimo, quello della scrittura musicale: è qualcosa che fai in solitudine o è una pratica di condivisione con altre/i?

La scrittura descrive molto il periodo che vivi. A volte sei sociale, altre più solitaria, ma non asociale, perché hai bisogno di sentire solo quello che c’è nella tua testa, per poterlo tirare fuori ed esprimere. Nell’ultimo disco ho collaborato tanto, ho fatto un vero lavoro di gruppo condividendo idee e rivedendole insieme. Ho bisogno di compagnia in questo momento, perché esprimere l’energia e la gioia è più complicato che esprimere il dolore e la sofferenza. La felicità ha bisogno della partecipazione.

Cosa ti senti di dire ad una giovane che si affacciasse oggi al mondo musicale, quale testimone passeresti dopo i tuoi 32 anni di carriera?

Vorrei peccare di presunzione, di solito sono più discreta, ma è già successo, in questi trenta anni, che senza dover passare il testimone qualcuno seguisse le mie orme. È che in realtà non credo di dover fare questo passaggio perché non penso che smetterò mai di suonare, è un piacere e una necessità vitale, mi dovrebbe andar via la voce. In generale penso da sempre che la musica sia una forma di arte, libera e nuova, e non dovrebbe essere condizionata dalle mode, al massimo ispirata. Ecco, chi resiste alle mode ha già vinto.

Una battuta sul tema d’attualità: la questione delle molestie e della violenza sulle donne, i movimenti che ne sono nati nel mondo artistico, da MeToo a Dissenso Comune, ho visto che non hai firmato.Pensi si stia facendo abbastanza?

Mi hanno dato da pensare queste dichiarazioni a pioggia, che evidentemente hanno trovato una mano amica, un conforto e un appoggio e sono uscite a profusione. Perché, da fuori, mi sono chiesta che risultato può dare una cosa del genere. Ma senza dubbio va riconosciuto il coraggio enorme di chi, anche dopo tanto tempo, come Asia Argento che ho apprezzato tantissimo, ha denunciato. Adesso ci sono le prove e il processo si farà in tribunale, non mi piace il circo televisivo, la gogna che si intreccia agli interessi economici. Non si può prestare alla telecamera pomeridiana un tema così serio, delicato e complesso.

pubblicato su La27esima del Corriere della Sera

Barbara Bonomi Romagnoli
barb.bbr@gmail.com
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