Barbara Bonomi Romagnoli | Parole per piacere, parole per cambiare – A Genova, la rivista Marea promuove la piccola editoria
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Parole per piacere, parole per cambiare – A Genova, la rivista Marea promuove la piccola editoria

Alcuni si fermano incuriositi, altri sorridono, altri ancora passano veloci presi dalle loro cose e magari immaginano che è la solita creazione di qualche artista di strada. Invece, l’insolita installazione che si trova in cima a via XX settembre a Genova, in esposizione fino a domani, è opera di un gruppo di persone convinte che le parole siano fondamentali per cambiare un mondo che non ci piace: con una pila di libri è stata scritta in terra la parola “pace” e le persone sono invitate a partecipare aggiungendo libri e magari anche scambiare tra di loro delle rarità.

Stiamo parlando dell’iniziativa che si chiude oggi a Genova: la Fiera della piccola editoria e autoproduzione dei movimenti promossa dall’associazione e rivista femminista Marea in collaborazione con l’assessorato alle politiche giovanili del comune di Genova. Una tre  giorni in cui protagoniste assolute sono state le parole: usate, abusate, ripensate, inventate a partire dalla consapevolezza che è stata ben espressa nel titolo dell’evento “Parole per piacere – parole per cambiare” e che ha dato ampio spazio alle lingue che incontriamo tutti i giorni ma che spesso non conosciamo, quelle dei migranti che vivono accanto a noi. Non a caso, infatti, ospiti d’eccezione sono state scrittrici e scrittori migranti che hanno colorato le stanze delle sale del Palazzo della Borsa dove è stata allestita la fiera con la presenza di circa ottanta piccole case editrici, che anche oggi dalle 11 alle 23 espongono le loro produzioni. Una delle proposte interessanti della Fiera sono i laboratori, con alcune classi delle scuole genovesi, dal titolo “I colori delle parole” animati ogni giorno dalle 11 alle 13 da Daniele Barbieri (giornalista di Carta) e Tiziana Dal Pra (del centro interculturale di donne “Trama di Terre”) che insieme a Christiana de Caldas Brito, Laila Waida e Kossi Komla Ebrì hanno cercato di stimolare le giovani generazioni. Attraverso il gioco, il tentativo di smontare pregiudizi e stereotipi che purtroppo vengono costruiti anche a scuola, per come è stata rivista e corretta in questi anni da Lady Moratti. E allora succede che qualche giovane genovese sia titubante di fronte a Daniele Barbieri che saluta tutti per mano, tranne una ragazza: un modo efficace e concreto per far capire loro quanto sia arbitraria e insensata qualunque forma di razzismo. Un razzismo molto radicato nella storia stessa delle parole come ha raccontato Federico Faloppa presentando il suo testo Parole Contro (Garzanti) nel quale affronta la formazione lessicale e storica dell’alterità e ci guida alla scoperta dei messaggi celati dietro le parole che danno la voce al razzismo della nostra epoca: ebreo, negro, zingaro, casbah solo per fare alcuni esempi. Sempre su queste tematiche si rifletterà oggi nella tavola rotonda delle 18,30 nel corso della quale Stefano Galieni, Danilo Giorgi, Kossi Komla Ebrì e Valentina Mmaka discuteranno a partire dalla presentazione della campagna “Le parole lasciano impronte”, iniziativa di sensibilizzazione al giusto uso delle parole nell’informazione soprattutto quando si parla e si informa sulla vita dei migranti. Oggi (alle 16) si discuterà anche con Edoardo Sanguineti e Francesco Pirella intorno alla “Filosofia dell’antilibro”, ossia dell’autoproduzione come pratica di libertà. A ricordarlo anche l’immancabile Don Andrea Gallo: “Ai miei tempi non era possibile vivere momenti così, sotto il fascismo c’era solo l’editoria di propaganda.» Editoria indipendente vista dunque come possibilità di leggere il presente con strumenti diversi come ben spiegava ieri sera Marco Deriu durante la discussione attorno al suo testo Dizionario critico delle nuove guerre (Emi), una guida ragionata su come si parla – o non si parla – di guerra proprio al tempo della guerra permanente. Non poteva mancare in questa tre giorni uno sguardo di genere sul mondo delle parole, donne presenti (tra cui l’instancabile Lidia Menapace a ricordare anche cosa votare al referendum del 12 giugno) e assenti sono state le seconde protagoniste della fiera attraverso la presentazione di testi che non sono nella classifica dei libri più venduti nei megastore dell’editoria. Perchè raccontano testimonianze scomode, difficili da accettare anche nei movimenti dei nostri paesi avanzati come Senza Velo di Monica Lanfranco e Maria G. Di Rienzo (IntraMoenia) dove si affronta il tema dei fondamentalismi e il loro rapporto con i movimenti delle donne o Vedove in Africa:libertà a carissimo prezzo (Emi) realizzato grazie al lavoro di Femmis, la redazione anche on line (www. femmis. org) delle missionarie comboniane in Africa. Ogni giorno uno spazio particolare è stato dedicato ai bambini con la lettura di favole da tutto il mondo e la presentazione delle loro parole sul mondo che li circonda attraverso una interessante iniziativa del Laboratorio migrazioni del comune di Genova: “Le carte del viandante”, immagini e parole proposte dai più piccoli ma adatte a tutte le età. Dopo il rave letterario con musica e letture che ieri, insieme ai Tetes de Bois, ha animato la notte genovese, stasera alle 21 la rassegna si chiude con una pièce teatrale basata sulla mitica figura di Sherazade de Le mille e una notte.


pubblicato su Liberazione, www.liberazione.it

Barbara Bonomi Romagnoli
barb.bbr@gmail.com
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