Barbara Bonomi Romagnoli | Piazza pulita. Dai diritti – Tolleranza zero del centrodestra contro la prostituzione
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Piazza pulita. Dai diritti – Tolleranza zero del centrodestra contro la prostituzione

Strade pulite. Per non turbare i benpensanti, di destra e di sinistra, e il premier preoccupato, fin dal 2002, dell’educazione dei suoi bambini. Con questo leit motiv è cominciato l’iter del disegno di legge Bossi- Fini-Prestigiacomo sulla prostituzione e così sembrerebbe concludersi.

Dopo mesi di silenzio, il disegno di legge tornerà a breve in commissione giustizia alla Camera, su pressione della Lega. Ad annunciarlo è stato Franco Grillini, dei Ds, nel corso di una recente riunione a Roma, promossa da Cgil Nuovi Diritti e alla quale hanno partecipato anche rappresentanti dei movimenti delle prostitute e operatori sociali. È possibile che non ci siano i tempi tecnici per la discussione della legge, ma, come ha sottolineato nel corso dell’incontro romano da Pia Covre, del Comitato per i diritti civili delle prostitute, il problema non è questo. Il problema, come ricordato anche da Federica Gaspari di Parsec, è la mancanza di una forte opposizione del centrosinistra a una legge che fa della repressione il suo punto forte [l’articolo 1 recita «L’esercizio della prostituzione è vietato in luoghi pubblici o aperti al pubblico»], ma anche di una riflessione profonda, e certamente complessa, su cosa si debba intendere per esercizio della prostituzione, senza cadere nelle trappole del moralismo e dei pregiudizi. Tutto questo in un contesto grave, come ricordato da Covre, dovuto alla crisi economica che aumenta i disagi di chi si prostituisce, e all’attuazione delle misure repressive sui migranti, con uno stravolgimento totale dell’articolo 18 della Turco-Napolitano sull’immigrazione [che non è stato modificato dalla Bossi-Fini] che prevede la necessità di concedere il visto alle donne straniere e apolidi vittime di violenza psicologica, fisica e sessuale o per coloro per cui sussiste il pericolo di subirle, proprio per la loro appartenenza di genere, e a chi ha subito o rischia di subire violenza per il proprio orientamento sessuale. Senza contare che il lavoro sessuale liberamente scelto è sistematicamente confuso con il traffico [o tratta] di donne, ma senza che siano puniti gli abusi di clienti e trafficanti su chi si prostituisce. Ornella Serpa, del Coordinamento difesa persone prostitute, è convinta che il fenomeno della prostituzione si debba affrontare a partire dai diritti della persona, che non deve dare spiegazioni sui suoi comportamenti sessuali, ma eventualmente rispondere di disagi contro l’ordine pubblico. «Io sostengo una posizione che molti giudicano estremista e ritengo che considerare la prostituzione come un lavoro sia solo il male minore – sostiene Serpa – Chi decide di prostitursi nel fare questa scelta dice no a regole e norme, ma questo non può voler dire perdere anche il diritto umano all’esistenza». In mancanza di proposte convincenti, anche da parte dei politici del centrosinistra [che al massimo propongono la «zonizzazione», ossia la creazione di «aree protette» per le prostitute] i partecipanti all’incontro di Roma puntano alla conferenza di Bruxelles per creare una rete internazionale e ridare forza ai movimenti delle prostitute anche con il sostegno di altre voci del movimento, spesso sordo a tematiche che hanno a che fare con la sessualità e il desiderio.

Il manifesto di Bruxelles

Il comitato internazionale sui diritti delle lavoratrici e lavoratori del sesso in Europa [International Committee on rights of sex workers in Europe] promuove dal 15 al 17 ottobre a Bruxelles una conferenza su «Lavoro sessuale, diritti umani, diritti del lavoro e migrazione in Europa». Scrivono i promotori: «Le politiche repressive sulla migrazione, sull’ordine pubblico e la morale hanno prodotto una maggiore vulnerabilità delle-i sex workers con conseguenze negative sulla loro salute e sicurezza. Le politiche antiprostituzione e antimigrazione colpiscono i diritti delle/i sex workers, e l’enfasi sulla sicurezza dei cittadini, sulla legge, l’ordine e la chiusura delle frontiere bloccano la crescita dei movimenti di diritti». Le organizzazioni delle-i sex workers hanno deciso di «allearsi con chi si occupa di diritti umani, del lavoro e alla migrazione per contestare i dibattiti sulla prostituzione, sull’industria sessuale e sulla migrazione, con il ruolo trainante delle-i sex workers». Durante la conferenza, in cui sarà fondato un Network europeo dei sex workers, sarà presentata la Dichiarazione per i diritti dei sexworkers. Sono previste centinaia di persone e non mancheranno «street action». 

www.sexworkeurope.org


90mila al lavoro

Secondo stime più o meno ufficiali, la prostituzione in Italia conta circa 90 mila persone coinvolte, comprendendo chi si prostituisce in strada, chi nelle case o nei club. Cifre da prendere con le pinze perché variano a seconda delle «retate», del via vai delle/i migranti e dell’impossibilità di effettuare un censimento. È invece certo, come raccontato dall’avvocato Oriano della Cgil, il numero dei Comuni che, attraverso ordinanze a dir poco «fantasiose», cercano di impedire la prostituzione: da presunti problemi di traffico fino all’occupazione del suolo pubblico. A Bari, pochi giorni fa, sono state sgomberate 15 «case storiche» abitate dalle prostitute, legittime proprietarie, da almeno 25 anni. 


pubblicato su Carta, www.carta.org

Barbara Bonomi Romagnoli
barb.bbr@gmail.com
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