Barbara Bonomi Romagnoli | Punto G 2011 Genova Genere Globalizzazione
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Punto G 2011 Genova Genere Globalizzazione

Per una società di donne e uomini equa, solidale, pacifica e democratica

15 giugno 2011

«La rivoluzione sarà femminista o non sarà». Sacrosante parole, in catalano nell’originale, divenute il punto di partenza anche delle Feministes indignades, gruppo di donne, femministe, lesbiche e trans che insieme hanno animato il movimento spagnolo sceso in piazza nelle ultime settimane contro la precarietà e le politiche neoliberiste, chiedendo un radicale cambiamento di rotta.

Guardare il mondo con sguardo femminista è un punto di partenza imprescindibile, se davvero si vuole trasformare la società in cui viviamo. Ed è, detto in altri modi e in molte lingue diverse, anche il leit motiv di Punto G 2011. Genere e Globalizzazione, meeting internazionale che si terrà a Genova dal 24 al 26 giugno. Tre giorni di laboratori e plenarie che non nascono dal nulla, ma dal prezioso e costante lavoro di scambio, relazioni e contatti fra femministe, movimenti lgbt e gruppi di donne che già 10 anni fa si erano incontrate nella città ligure. Come scrivono le promotrici «il 15 e 16 giugno 2001, a Palazzo San Giorgio la rete delle donne (che allora era riunita sotto la sigla Marcia mondiale delle donne) aprì le iniziative politiche del Genova Social Forum con tre giorni di dibattiti, seminari e una manifestazione/happening per le vie della città, dal titolo Punto G: Genere e Globalizzazione – Per una società di donne e uomini equa, solidale, pacifica e democratica. Oggi, a distanza di 10 anni, le previsioni, le paure, le ragioni di allora sono ancora più evidenti. Per questo proponiamo a tutte coloro che da quei giorni non hanno mai smesso di portare avanti le ragioni di allora, e a tutte coloro che, pur non avendo partecipato a quelle elaborazioni, ogni giorno costruiscono elementi di un mondo diverso con le loro lotte e le loro pratiche di tornare a Genova per un nuovo appuntamento aperto a donne e uomini dove lo sguardo femminile sia una bussola per orientarsi e cambiare rotta». I temi sono molteplici e sono accomunati da quel terribile Punto G, quell’intreccio di pratiche e saperi che le femministe da decenni testimoniano e mettono in pratica. Quel punto di non ritorno che è segnato nel corpo, nel partire ognuna da sé, dalla propria esperienza di vita e dalla propria autodeterminazione per modificare i rapporti di forza che esistono nella nostra società, primo fra tutti quelli che esistono nell’incontro fra i sessi. È, infatti, partendo dall’assunto che il mondo in cui viviamo è ancora profondamente sessista, che è possibile ragionare attorno al tema del lavoro e del precariato, dei diritti umani e di laicità e fondamentalismi, di produzione e riproduzione, di corpi in vetrina e sessualità, di donne native e migranti, di razzismo e intercultura, di multiculturalismo e patriarcato. Come dieci anni fa anche questa edizione di Punto G ospiterà importanti presenze straniere fra cui Houzan Mahmoud (attivista Kurdo-Irakena), Gita Sahgal (attivista Indiana, UK), Maryam Namazie (iraniana di One law for all) e molte voci autorevoli del panorama italiano. Ma soprattutto sarà la presenza di gruppi che lavorano nei tanti territori del nostro paese – uno fra tutti quello delle donne dell’Aquila – delle singole e delle nuove generazioni a segnare il passo di un movimento carsico, che spesso sembra non esserci ma che in realtà è lì, nei luoghi, dove lavora incessantemente, senza riflettori puntati, con scambi proficui e a volte conflittuali, perché è dal confronto e dal dibattito che si produce un pensiero collettivo rivoluzionario. Non si tratterà di fare solo teoria, certamente importante, ma anzi si darà un segnale visibile alla città della nostra presenza e dei nostri corpi con “la camminata festosa” un percorso aperto alla città che utilizza il linguaggio creativo contro la violenza, il potere e la passività. Lungo il tragitto si metterà insieme la “tela di solidarietà” intessuta e costruita dalle singole e dai gruppi, da qui l’invito a portare ognuna un pezzo di stoffa colorata da unire alle altre. Perché come afferma Nawal El Saadawi, fra le maggiori femministe egiziane e una delle donne simbolo della lotta per la democrazia e laicità in Medio Oriente, “è il femminismo il vero umanesimo, il pensiero politico che unifica tutte le grandi utopie: quella socialista, quella pacifista, quella nonviolenta, quella anticapitalista”. Se non fosse ancora chiaro, la rivoluzione sarà femminista, o non sarà.

pubblicato su Il Dirigibile http://www.ildirigibile.eu

Barbara Bonomi Romagnoli
barb.bbr@gmail.com
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