Barbara Bonomi Romagnoli | Se i popoli europei facessero i loro Stati generali – Le sorti del movimento
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Se i popoli europei facessero i loro Stati generali – Le sorti del movimento

Il mese scorso, durante il vertice dei capi di stato e di governo dell’Unione europea a Salonicco, è stata approvata la bozza della Costituzione europea, come testo base per i lavori della conferenza intergovernativa che, da ottobre, lavorerà alla stesura finale della Costituzione, prevista per febbraio 2004, prima delle elezioni europee.

Mentre procedono gli incontri nelle stanze della diplomazia, il movimento, che già al Fse di Firenze aveva promosso una grande discussione sulla Costituzione europea, ha riassunto i propri contenuti nello slogan “Verso gli Stati generali dell’altra Europa”, che sarà il logo dei prossimi appuntamenti.
“Con l’esperessione ‘Stati generali’ – spiega Paolo B. Vernaglione del Forum democrazia costituzionale europea – vogliamo sottolineare il processo costituente, in contemporanea con la Convenzione europea, che deve indicare i principi e i nuovi diritti globali sui quali fondare l’altra Europa. Un’Europa che non deve essere né una fortezza né appannaggio degli stati o dei governi”.
“Gli Stati generali – prosegue Paolo – indicano anche una nuova fase del movimento, una svolta importante per iniziare un nuovo percorso comune, ricominciare, o meglio continuare, a essere ‘movimento’ insieme, superando la frammentazione”. Tre sono i punti fondamentali, a proposito della bozza approvata, sui quali il Forum per la democrazia costituzionale europea ha espresso le maggiori critiche: il metodo dell’inter-governabilità, contrapposto a quello comunitario, che pone al centro della Costituzione le sovranità nazionali; il voto all’unanimità e non a maggioranza, su temi importanti come la politica estera e le politiche di difesa; la presidenza fissa [con rotazione ogni due anni] che rafforza il potere esecutivo a danno di quello legislativo.
“È senz’altro positivo, che nella bozza sia stata inserita la Carta dei diritti di Nizza – continua Vernaglione – ma tutto quello che riguarda i diritti sociali viene rimandato, con una serie di vincoli normativi, alle singole politiche nazionali, cosicché ogni governo è libero di muoversi come vuole. Inoltre bisogna capire come sarà la terza parte, che ancora non è stata fatta, quella che riguarda l’aspetto più importante, ossia l’attuazione delle politiche comunitarie”.
In attesa che il nodo si sciolga, c’è già un’agenda fitta di appuntamenti, per i movimenti sociali chiamati a rispondere alle politiche dei governi. A Genova, l’assemblea europea, sabato 19, dovrà pronunciarsi, oltre che sui temi classici [guerra, neoliberismo, democrazia partecipativa], anche sulla Costituzione europea, con l’intento di contribuire a un dibattito su cittadinanza, diritti sociali e processi costituenti al forum europeo di Saint-Denis, a novembre.
Si parlerà di democrazia e Costituzione europea anche a Riva del Garda dal 4 al 6 settembre nel Forum “verso Cancún” sulle tematiche dell’accesso ai beni comuni, al reddito e contro la privatizzazioni.Una grande mobilitazione è prevista poi il 30 e 31 ottobre, quando a Roma si riuniranno i ministri europei delle infrastrutture e del patrimonio abitativo, con al centro la questione della casa, grazie alle tante occupazioni che hanno animato gli ultimi mesi.
“Rimane da decidere – conclude Vernaglione – la data della manifestazione nazionale sulla Costituzione europea. Molto probabilmente, sarà fissata per il 13 dicembre, per non sovrapporsi al secondo Forum sociale europeo in novembre: quello è anche il giorno della chiusura del semestre italiano alla presidenza dell’Unione europea. Data che dovrebbe anche significare la fine del percorso ‘Verso gli Stati Generali'”.


pubblicato su Carta, www.carta.org

Barbara Bonomi Romagnoli
barb.bbr@gmail.com
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