Barbara Bonomi Romagnoli | donne
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Senza il rispetto dei diritti umani per le donne non c’è crescita possibile: intervista a Maura Misiti

Un conflitto o una calamità naturale possono cancellare in un attimo un’intera generazione di conquiste economiche e sociali. Possono inoltre minare, a livello individuale, ogni speranza di una vita migliore, distruggendo opportunità e limitando le possibilità di scelta. Possono, infine, esasperare le disuguaglianze già presenti nella società, incrementando ulteriormente le difficoltà di poveri ed emarginati ed esigendo un prezzo spropositato da donne e giovani.

I numeri parlano chiaro e non è possibile eluderli: sono oltre 100 milioni le persone che hanno bisogno, oggi, di assistenza umanitaria e, fra queste, 26 milioni sono donne e adolescenti in età riproduttiva. A dircelo in modo chiaro è l’ultimo rapporto Unfpa (Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione), tradotto e diffuso in italiano da Aidos, Associazione italiana donne per lo sviluppo.

Il tema indagato e richiamato dal titolo – Al riparo dalla tempesta. Un’agenda innovativa per donne e ragazze, in un mondo in continua emergenza – è quello che rimbalza sui media ogni giorno ma interpretato in maniera completamente diversa, in quell’ottica di genere che ancora fatica ad essere accolta in pieno come chiave di lettura generale e mettendo in relazione guerre, cataclismi naturali e crescita di ineguaglianze.

L’espresso che non vale un caffè

Ti si ferma lo sguardo su parole e immagine e subito hai un sussulto. Che la copertina faccia a pugni (chiusi come quelli delle Femen) con il titolo e l’inchiesta delle pagine interne, lo hanno già notato altre. Per il contrasto dei significati ma anche perché sono le solite tette a illustrarci “qualcosa” che dovrebbe, pur ammiccando agli uomini, riguardare solo le donne, come se la rivoluzione femminista non avesse riguardato, e non riguardi, l’altro sesso. Non solo, ogni volta che sento o leggo che “le donne hanno perso” mi dico che se perdono loro, perdono tutti.

25 novembre: Scioperiamo. Per fermare la Cultura della violenza – Adesioni all’appello

Per aderire mandare mail con nome e città a scioperodonne2013@gmail.com

Lo sciopero si articolerà  su tre azioni congiunte e/o separate (l’una non esclude le altre).
1.       Lenzuola e/o pezzi di stoffa rossi esposti dai balconi e/o
dalle finestre
2.       15 minuti di silenzio, in piedi, interrompendo qualunque
attività di lavoro si stia svolgendo
3.       Manifestazioni territoriali di piazza organizzate localmente
(con eventuale corteo)

[qui il testo dell’appello http://www.barbararomagnoli.info/scioperiamo-per-fermare-la-cultura-della-violenza/]

Qui le adesioni in continuo aggiornamento

Monica Lanfranco, giornalista femminista, formatrice sui temi della differenza di genere, direttrice di “Marea”; Vanna Palumbo, giornalista, Roma; Marilù Mastrogiovanni, giornalista, direttrice “Il Tacco d’Italia”, Lecce; Piera Cavini; Maria Grazia Del Bene; Corina Guart; Barbara Pedron, giornalista “Intimità”; Laura Barsottini; Tiziana Bartolini, giornalista, direttrice “Noi Donne”, Roma; Liana Borghi; Silvia Acquistapace; Luisa Laurelli, comitato garanzia “Casa internazionale delle donne” di Roma, redattrice “Turboarte”; Loredana Lipperini, giornalista, scrittrice, autrice e conduttrice radiofonica; Stefania Incagnoli; Daniele Barbieri, Imola;

Il posto delle donne esiste, basta cercarlo

“Ciao Carmen, ho fatto, come ti vanno le cose.
È il mio maglione.
Come?
[…]
DAMMELO SUBITO O TI SPACCO LA FACCIA.
A quel punto ho avuto paura, non degli sguardi che avevamo addosso, e nemmeno di essere aggredita da Carmen. Ho avuto paura di come possono cambiare i sentimenti delle persone.
Come poteva qualcuno che mi aveva voluto bene odiarmi così. Mi sono tolta il giubbotto, ho levato il maglione e sono rimasta qualche minuto mezza nuda, col reggiseno e i jeans. Le ho dato il maglione, ho rimesso il giubbotto, ho pagato le mie birre e sono uscita dal bar”.

Zoom rivoluzioni – #FEMMINISMO

Musica di sottofondo, luci soffuse. Fuori, il viavai dell’isola pedonale si confonde con la pioggia. Dentro, il calore di Tuba (www.facebook.com/libreriatuba), bazar erotico e libreria delle donne, oltre che bar aperto a tutti i sessi. È uno dei luoghi a Roma dove incontrare di persona chi si dice femminista, o anche solo cercare un sex toy per una amica. Viola LoMoro, 27 anni, lavora qui e sorride timidamente.

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