Barbara Bonomi Romagnoli | femminismi
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Di cosa parliamo quando parliamo di uomini

“Con tutta sincerità ammetto che la “questione maschile” – eccetto tutto ciò che concerne il tema della violenza – non mi appassiona. Mi pare che il dibattito si giochi su un livello di astrazione e genericità che non giova al ragionamento e alla conoscenza, rendendo vana ogni possibilità di cogliere qualche – seppur provvisoria e approssimativa – verità. Ma lo stesso tema, se declinato su terreni concreti e con focus specifici, diventa ricco di spunti”: così Monica Pasquino, portavoce di Scosse, associazione prettamente femminile nel suo gruppo ristretto ma aperta a uomini e donne, che aggiunge: “Aspettiamo con curiosità l’arrivo di un uomo nel cerchio più attivo dell’associazione, potrebbe essere un elemento di crescita per tutte noi da non sottovalutare”.

La riduzione del danno

Fine agosto. A Vienna sfilano in migliaia per dire che questa vita non è vita, se donne e uomini, bambine e bambini, sono costretti dalla disperazione e dalla guerra ad affrontare esodi disumani e, pochi giorni dopo, nella remota Islanda decine di migliaia di cittadine e cittadini sono pronti ad accogliere i migranti in fuga. Sono pronti ad aprire le braccia, sarà un caso che il loro paese è considerato addirittura un paese femminista?

25 novembre: Scioperiamo. Per fermare la Cultura della violenza – Adesioni all’appello

Per aderire mandare mail con nome e città a scioperodonne2013@gmail.com

Lo sciopero si articolerà  su tre azioni congiunte e/o separate (l’una non esclude le altre).
1.       Lenzuola e/o pezzi di stoffa rossi esposti dai balconi e/o
dalle finestre
2.       15 minuti di silenzio, in piedi, interrompendo qualunque
attività di lavoro si stia svolgendo
3.       Manifestazioni territoriali di piazza organizzate localmente
(con eventuale corteo)

[qui il testo dell’appello http://www.barbararomagnoli.info/scioperiamo-per-fermare-la-cultura-della-violenza/]

Qui le adesioni in continuo aggiornamento

Monica Lanfranco, giornalista femminista, formatrice sui temi della differenza di genere, direttrice di “Marea”; Vanna Palumbo, giornalista, Roma; Marilù Mastrogiovanni, giornalista, direttrice “Il Tacco d’Italia”, Lecce; Piera Cavini; Maria Grazia Del Bene; Corina Guart; Barbara Pedron, giornalista “Intimità”; Laura Barsottini; Tiziana Bartolini, giornalista, direttrice “Noi Donne”, Roma; Liana Borghi; Silvia Acquistapace; Luisa Laurelli, comitato garanzia “Casa internazionale delle donne” di Roma, redattrice “Turboarte”; Loredana Lipperini, giornalista, scrittrice, autrice e conduttrice radiofonica; Stefania Incagnoli; Daniele Barbieri, Imola;

Zoom rivoluzioni – #FEMMINISMO

Musica di sottofondo, luci soffuse. Fuori, il viavai dell’isola pedonale si confonde con la pioggia. Dentro, il calore di Tuba (www.facebook.com/libreriatuba), bazar erotico e libreria delle donne, oltre che bar aperto a tutti i sessi. È uno dei luoghi a Roma dove incontrare di persona chi si dice femminista, o anche solo cercare un sex toy per una amica. Viola LoMoro, 27 anni, lavora qui e sorride timidamente.

Guida ragionata all’uccisione del padre

Torniamo a Tenera Valse. Torniamo a parlare di lei, scrittrice irriverente, sex worker per scelta e per passione. Con il suo Portami tante rose [Cooper, 2011] ha fatto discutere, anche negli ambienti progressisti e femministi, su quel nodo che è la prostituzione libera e consapevole.
Torniamo a Tenera e alla sua scrittura evocativa e colta, limpida e fantasiosa, così come lei torna a parlare di corpi, umori, sessualità, donne e bambini. Ma, soprattutto, di cultura maschile e potere, di relazioni familiari che viste da vicino non sono per nulla normali, di una liberazione possibile e necessaria.
Il suo nuovo romanzo [Anatomia della ragazza zoo, Il Saggiatore, 2012] è la storia di una famiglia medio borghese, simile a tante altre, in cui crescono due femmine e un maschio, adolescenti negli anni Settanta, dove il padre è l’uomo colto che porta i soldi a casa e la madre è la depositaria del sapere della tradizione, dell’economia domestica per far tornare i conti.

Io ci sono e lo dico!

Intervista a Giovanna Covi

«Noi letterate siamo profondamente convinte che la forma non sia che l’estensione del contenuto, persuase che lo stile non sia mai un fatto puramente estetico ma sempre un atto anche etico e politico, sicure che lingua e immagini in quanto materia del pensiero siano anche materia inscindibile dalle nostre azioni. Noi sosteniamo che la violenza fisica è sempre anche violenza verbale e intellettuale. E che la lingua non è mai neutra»: è un messaggio potente, inequivocabile, chiaro e comprensibile, oltre che condivisibile. È stato scelto per introduce l’iniziativa “Io ci sono e lo dico!” promossa dalle Letterate di Trento e rilanciata dalla Società italiana delle letterate [Sil] su un tema che fatica ancora a diventare prioritario nel dibattito pubblico. È una di quelle questioni considerate roba da femministe ottuse, da donne che si fissano su dettagli considerati irrilevanti. Non è esattamente così, perché si tratta di quel sessismo tradotto in parole – quelle usate ma soprattutto quelle che esistono e che non vengono, volutamente, adoperate – che sostiene e alimenta il sessismo che si traduce poi in disuguaglianza, discriminazione, violenza.

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