Barbara Bonomi Romagnoli | Trasmettere i saperi – intervista a Carolina Amador Perez
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Trasmettere i saperi – intervista a Carolina Amador Perez

Carolina Amador Perez ha una gran voglia di parlare della sua isola, Cuba, e del lavoro che in tanti stanno facendo per una società migliore, in cui sia garantito a tutti l’accesso e la partecipazione alla vita politica e alle scelte istituzionali.
Non si definisce femminista, ritiene che nella realtà cubana il tema non sia la donna perché è sottointesa la parità e l’equilibrio tra i sessi in tutte le politiche istuzionali. Nel farle notare che l’immagine che spesso arriva da noi è quella di uomini cubani molto machi e maschilisti, lei mi guarda sorpresa e dispiaciuta e mi garantisce che non è affatto così.


I dati che ha portato rispetto all’occupazione femminile, indicano un paese in cui le donne sono senza dubbio protagoniste nella società: il 43% sono parlamentari, il 64% sono medici, il 53% sono docenti universitarie, il 60% sono giudici, il 71% sono presidenti di tribunali e procuratori fiscali, mentre il 65% lavorano nel sociale e il 25% lavorano in proprio.
Amador Perez, funzionaria delle Relazioni Internazionali della Federazione delle Donne Cubane e delegata al Consiglio dei Diritti Umani dell’OnU a Ginevra, è stata ospite in Italia per parlare di tutto questo, oltre che continuare a perorare la causa dei cinque cubani ancora in carcere negli Stati Uniti.

Di cosa si occupa la Federazione delle donne cubane?
La Federazione delle donne cubane è stata fondata dalla leader storica Wilma Espin, moglie di Raul Castro, subito dopo la rivoluzione, il 23 agosto del 1960. Ha quattro milioni di iscritte con delegazioni territoriali e 175 case di orientamento. Promuove corsi e campagne di informatizzazione all’interno di una azione nazionale voluta dal governo per lo sviluppo della donna. Il governo mette a nostra disposizione spazi e soprattutto esperti, operatori sanitari.

Come riuscite a mantenere la vostra autonomia?
Attraverso l’autofinanziamento ma ovviamente non ce la faremmo a pagare interventi di specialisti. In questo intervengono le istituzioni e non c’è antagonismo o problema in una azione congiunta con il governo perché il progetto sociale va nella stessa direzione. La Federazione è servita come veicolo per organizzare le donne e per farle partecipare a questo progetto. È stata il motore che le ha spinte a uscire dalle case, dal ruolo di casalinghe, a mettere in pratica la Costituzione rivoluzionaria riguardo alle pari opportunità per i cubani, indipendentemente dal loro sesso.

In che misura e come affrontate il tema della violenza maschile sulle donne?
Non è un fenomeno preoccupante, la violenza esiste ma sono casi isolati. Noi lavoriamo molto sulla prevenzione, sul capire e far riflettere le donne su cosa sia la violenza, di quale tipo, fisica, psicologica, verbale. È stata istituita una commissione mista di cui fanno parte tutti i settori e le istituzioni, non solo le organizzazioni di donne, perché pensiamo che sia u problema sociale. La perdita di autonomia delle donne è certamente una delle cause della violenza, soprattutto da noi dove l’autonomia e l’indipendenza economica delle donne è all’interno del progetto rivoluzionario. Negli ultimi decenni sono stati eliminati alcuni stereotipi sessisti, ma nell’ambito familiare il lavoro è ancora molto lungo, il codice di famiglia del 1975 è certamente da migliorare.

Che rapporto c’è tra donne di generazioni diverse, le più giovani lavorano nella vostra stessa direzione?
Le conquiste delle donne dovute dalla rivoluzione sono “scontate” e le più giovani non hanno alcun bisogno di essere “accompagnate” verso la parità. Sono nate e cresciute da madri professioniste che svolgono ormai un ruolo importante nella società. Il loro compito è e sarà quello di continuare a lavorare in questa direzione perché, comunque, le leggi non sono mai perfette e possono sempre modificarsi e migliorarsi.
Come Federazione uno degli obiettivi è anche quello della trasmissione dei saperi e certamente il processo educativo va proseguito e la teoria va continuamente aggiornata..

Che ne pensa del passaggio di poteri fra Fidel e Raoul?

C’è stato un cambio ma solamente di persona, a causa della malattia di Fidel, ma il processo politico rivoluzionario continua come prima. Il trapasso è avvenuto per infermità di Fidel non perché il progetto politico non si possa portare più avanti. Quest’anno è il 50° anniversario, la maggioranza del paese è d’accordo nel proseguire questo lavoro ed è questo che determina il destino del paese.

pubblicato su Noi donne, www.noidonne.org

Barbara Bonomi Romagnoli
barbara0romagnoli@gmail.com
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