Barbara Bonomi Romagnoli | book
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Anarkikka, Sophie Lamda, Emma Dante ovvero …mai mettere lucchetti ai destini

Il tratto prima di tutto mi ha colpito, quando anni fa mi imbattei in una vignetta di Anarkikka, nome d’arte – mai più azzeccato – di Stefania Spanò: un segno geometrico e al tempo stesso morbido, il bianco e nero alternato a spruzzate di colori e l’essenzialità, anche nell’uso di un lessico puntuale e mai banale per i messaggi trasmessi. Nella raccolta ragionata edita da People dal titolo «Smettetela di farci la festa» – con l’eloquente sottotitolo “Di discriminazioni in genere” – si ritrovano molte delle sue storie in pillole, vignette...

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Il buio che illumina i fantasmi

«Vedo tutto così chiaramente, come se fosse successo davvero. Ci ho provato a vivere normalmente, ma ogni volta sentivo che l’irreale non spariva, si spostava soltanto di un po’».

Polonia, 1935. Una donna senza nome, narratrice della storia, viene dimessa da un sanatorio per malati di nervi sul Baltico. Arriva a Varsavia con il fratello maggiore e si apre una vicenda che va avanti e indietro nel tempo, fra ricordi e presenze che sembrano aliene ma forse sono solo gli spiriti della vita vissuta e dei desideri che la animano.
Autrice di questo interessante esperimento letterario è Anna Kańtoch, polacca, classe 1976, arabista di formazione ed esponente di punta del gruppo letterario “Harda Horda” che riunisce alcune fra le autrici fantasy polacche più influenti e originali. Ha pubblicato dodici romanzi e numerosi racconti, spaziando dal noir alla fantascienza, dallo steampunk al giallo, fino alla young-adult fiction. Con Buio ha vinto il premio Zuławski, il maggiore riconoscimento critico per la letteratura fantastica del suo Paese.
Per conversare con lei sull’edizione italiana appena pubblicata da Carbonio editore, l’abbiamo raggiunta con il sostegno di Salvatore Greco, interprete e agente letterario di Nova Books Agency che ha portato l’autrice in Italia.

Tacciano le madri, ascoltiamo le figlie

Cominciare dalla fine, senza svelare la trama, per andare a leggere “la loro storia”: cinque donne, qualche uomo, un’isola su cui si ritrovano tutte, una voce narrante che infine recita “lei sa di cosa ho bisogno. Sa che per esistere, per avere la giusta consapevolezza di te, devi possedere una storia che ti precede (e che ti continua, ha detto una volta), perciò non ho mai dovuta pregarla. È stata lei a spiegarmi da dove vengo e perché e a raccontarmi della repubblica delle madri”.

È qui, nella storia che ognuna di noi ricostruisce, che risiede, almeno così mi è parso, il senso profondo dell’ultimo romanzo di Maria Rosa Cutrufelli, L’isola delle madri [Mondadori, 2020].

Un Giro-Girotondo per non lasciare nessuno per terra

Chi di noi non ha giocato a girotondo? È un gioco aperto, accogliente, divertente.O almeno così dovrebbe essere. Andiamo tutti giù per terra ma poi ci rialziamo.A volte qualcosa va storto, nella tenera età e anche nell’adolescenza si può essere crudeli e l’esclusione diventa totale, ma si può continuare a insegnare alle bimbe e ai bimbi che nessun@ deve essere lasciato per terra. È questo l’intento di un bellissimo libro Giro Girotondo, appena pubblicato da Settenove (2019, pp 48, 14,50 €) con il patrocino di Amnesty International, rivolto ai bambini e alle bambine dai tre anni in su, scritto e ideato da Cristina Obber e illustrato da Silvia Vinciguerra, per sensibilizzare sul tema del bullismo.
Abbiamo incontrato le autrici alla presentazione al Senato della Repubblica, alla quale hanno partecipato anche i familiari di adolescenti che non hanno avuto la forza di reagire.

Felicemente senza figli. E allora?

La mia città natale si chiama Willows, nel Wisconsin ma non vi venga in mente di andare a visitare la mia casa natale perchè Willows è una città che non esiste. Tutta finzione e frutto dell’immaginazione di quei matti di casa Mattel. Io Barbara, parlo 50 lingue, ho fatto un centinaio di mestieri ma non sono laureata e neanche sposata. Ken, il mio compagno da una vita avrebbe voluto sposarmi e avere qualche figlio da me ma io mi sono sempre negata.

Non ci crederete, ma ci sono donne, non solo bambole, che non hanno voluto figlie e figli, non per questo vogliono essere considerate femmine di serie B. Alcune son state famose, geniali, coraggiose; altre hanno animato la mitologia e le religioni di un mondo scritto e pensato a immagine e somiglianza degli uomini. Arrivano da epoche diverse o epiche lontane e sono le protagoniste di Monologhi impossibili. Le esclusive rivelazioni di 35 mitiche lunàdigas, libro a cura di Carlo A. Borghi, che fa parte del progetto molto più ampio dal curioso titolo Lunàdigas , ideato da Marilisa Piga e Nicoletta Nesler per dare voce alle donne che scelgono di non avere figli. La parola lunàdigas viene dalla lingua sarda ed è usata dai pastori per definire le pecore che in certe stagioni non si riproducono: le autrici e registe l’hanno scelta come titolo del loro lavoro in mancanza di un termine altrettanto incisivo nella lingua italiana. Dopo il webdoc del 2015 e il film del 2016, Piga e Nesler hanno pensato ad un testo scritto in forma di brevi racconti ma anche ad un “archivio vivo” online in continuo aggiornamento.

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