Barbara Bonomi Romagnoli | deep
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Mia figlia è morta nella strage di Viareggio. Oggi combatto per avere giustizia

Stavolta è toccata a me”, penso quando mi squilla il cellulare alle 3.12 di notte. È il 29 giugno 2009, siamo appena tornati dalle ferie. «È l’ospedale Versilia, le passo Emanuela», dice una voce dall’altra parte. “Ma come!”, penso risentita. “Mi aveva detto che era da Sara, dove sono andate?”. In quell’attimo sento la mia bambina: «Mamma c’è stato un incidente, è scoppiato un incendio, non ti preoccupare a me non è successo niente». Sembra tranquilla e il battito del mio cuore si normalizza. Poi, di nuovo la voce di prima: «Signora stiamo trasportando sua figlia al centro ustioni di Cisanello, vada lì». Ma perché? Emanuela ha detto che sta bene. Sveglio mio marito e ci rimettiamo in movimento. Saranno le quattro quando raggiungiamo l’ingresso del reparto. Vediamo un ragazzo correre: «Scusa, ma che cosa è successo?». «È scoppiato un treno», risponde concitato. Lui e io ci guardiamo perplessi: è scoppiato un treno? Noi sapevamo che i treni deragliano, non che scoppiano.

Bambine che partoriscono bambine

Ogni giorno, 20.000 ragazze sotto i 18 anni partoriscono nei Paesi in via di sviluppo. Nove nascite su 10 avvengono all’interno di un matrimonio o di un’unione stabile, nonostante si tratti di minorenni. Le giovani sotto i 15 anni che diventano madri sono 2 milioni del totale annuo di 7,3 milioni di mamme adolescenti; se non si interviene seriamente, il numero di nascite da ragazze sotto i 15 anni potrebbe salire a 3 milioni l’anno nel 2030.

Zoom rivoluzioni – #FEMMINISMO

Musica di sottofondo, luci soffuse. Fuori, il viavai dell’isola pedonale si confonde con la pioggia. Dentro, il calore di Tuba (www.facebook.com/libreriatuba), bazar erotico e libreria delle donne, oltre che bar aperto a tutti i sessi. È uno dei luoghi a Roma dove incontrare di persona chi si dice femminista, o anche solo cercare un sex toy per una amica. Viola LoMoro, 27 anni, lavora qui e sorride timidamente.

“Nessuno ha mai regalato una canzone ad una vittima di mafia. Noi lo abbiamo fatto”: Moffo Schimmenti ricorda Peppino Impastato

Nel parco naturale delle Madonie è da poco passato il tempo della semina dei fagioli badda – palla in dialetto siciliano –, una primizia che dagli orti di Polizzi Generosa è arrivata fino all’Arca del gusto di Slow Food.
Tra i produttori di questa eccellenza gastronomica c’è anche Gandolfo Schimmenti, bracciante agricolo, cantautore, fondatore del collettivo musicale C.P.F. “Ce la possiamo fare” e uno dei compagni di lotta di Peppino Impastato, assassinato dalla mafia il 9 maggio 1978.
Sono passati trent’anni e in questi mesi si sono succedute tante iniziative, editoriali e politiche, per ricordare la storia di Peppino ma “non è mai stato fatto un omaggio musicale ad un morto ammazzato di mafia”- racconta Gandolfo, detto Moffo – “ho pensato che fosse il modo migliore per pensare a lui trent’anni dopo. Era da un po’ che, leggendo le sue poesie, mi ero messo a scrivere delle canzoni, a musicarne alcune. Poi ho incontrato Giuseppe Fontanella, chitarrista dei 24 Grana, con cui abbiamo deciso di pubblicarle e dare il via a questo progetto che ha coinvolto tantissimi musicisti”.

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